Inflazione, il caso dei prezzi raddoppiati per i pomodori datterini: 5,80 euro al chilo all’ingrosso

Il caldo estremo estivo ha ridotto le produzioni facendo raddoppiare i listini (all’ingrosso). Fiammata prolungata anche per il caffé. Il caso del vino: prezzi in calo che non rilanciano i consumi

«Di questo passo un’insalata di pomodori rischia di diventare un piatto gourmet, direi quasi da ristorante stellato». Ricorre all’ironia il presidente di Italmercati (la rete dei mercati agroalimentari italiani all’ingrosso), Fabio Massimo Pallottini per descrivere l’attuale momento dei prezzi dei prodotti agricoli e degli ortaggi in particolare che stanno subendo una fiammata causata da un’estate torrida (che ha penalizzato le produzioni) e dall’escalation dei costi produttivi (dai fertilizzanti ai carburanti).

Le condizioni meteo estreme che hanno caratterizzato l’estate 2026 – fanno notare dall’Osservatorio prezzi del Centro agroalimentare di Roma (tra i principali mercati all’ingrosso di frutta e verdura d’Italia) – stanno incidendo in maniera significativa sulla produzione ortofrutticola italiana, determinando una generalizzata riduzione della disponibilità di prodotto e contribuendo al mantenimento di quotazioni elevate per numerose referenze del comparto.

Rappresentativa delle attuali difficoltà del comparto è la situazione del pomodoro, caratterizzata da una marcata scarsità di prodotto, riconducibile alle condizioni climatiche critiche che hanno interessato le principali aree produttive nel corso dei mesi estivi. Il prodotto siciliano, che in questo periodo dell’anno rappresenta una delle principali fonti di approvvigionamento del mercato nazionale, sta raggiungendo quotazioni particolarmente elevate, sostenute dalla limitata disponibilità e, per alcune tipologie, da un buon livello qualitativo. Due esempi: il pomodoro cuore di bue è quotato 4,50 euro al chilo mentre il Datterino arriva addirittura a 5,80.

«Il problema – ha proseguito Pallottini – è che quando all’ingrosso si parte da valori vicini ai 5 o addirittura ai 6 euro quei pomodori al consumatore finale a che prezzo arrivano? E il tutto senza che ci sia speculazione. Il prodotto parte con un prezzo che è mediamente raddoppiato in confronto a pochi mesi fa».

«Le elevate temperature estive – continuano all’Osservatorio – hanno inoltre ostacolato i trapianti delle colture programmati per il mese di luglio, che avrebbero dovuto garantire la disponibilità di prodotto nelle settimane successive e fino al mese di ottobre. Il caldo intenso ha inciso negativamente anche sulla qualità di parte del prodotto raccolto, contribuendo a ridurre ulteriormente l’offerta effettivamente commercializzabile e a mantenere le quotazioni su livelli elevati. La ridotta disponibilità di prodotto nazionale sta favorendo il ricorso a forniture estere per garantire continuità di approvvigionamento. Sul mercato è presente pomodoro rosso tondo proveniente dalla Spagna e pomodoro liscio verde proveniente dall’Albania. «Ai quali – aggiunge Pallottini – si aggiungono prodotti di provenienza turca che arrivano sul nostro mercato attraverso l’Olanda».

Si tratta di prodotto che, in condizioni normali, presenta una domanda più contenuta sul mercato italiano, ma che nell’attuale fase di scarsità beneficia della generale tensione delle quotazioni e riesce pertanto a spuntare prezzi superiori rispetto ai livelli abituali.

Una situazione analoga si sta riscontrando anche per le verdure a foglia. Anche qui si è registrata una contrazione dei volumi disponibili e una crescita dei prezzi. Attualmente al Car di Roma l’Indivia riccia è quotata 3,80 euro al chilo come anche la Scarola. La paura per le famiglie e per la filiera stessa è quella che possa diventare un lusso fare un sugo o una insalata.

Tra i prodotti alimentari che stanno registrando i maggiori rincari c’è anche il caffè sia per quello consumato al che per la tazzina preparata a casa. A sottolinearlo è Altroconsumo che ha ripreso dei recenti dati Istat. «Cosa c’è dietro questi aumenti – si chiedono ad Altroconsumo –? Sui mercati internazionali il costo della materia prima è più che raddoppiato rispetto al 2021 ma questo dato a solo non spiega del tutto i prezzi. Secondo l’Istat – continuano da Altroconsumo – il prezzo del caffè al consumo ha registrato un incremento ben superiore a quello di molti altri prodotti alimentari, arrivando a registrare un +21% nel 2025 rispetto all’anno precedente e un +44% rispetto al 2021».

Ma all’interno del settore alimentare non tutti i comparti sono alle prese con l’escalation dei prezzi. Ad esempio, ad essere alle prese con una vera e propria deflazione è il vino. A dare l’allarme l’Unione italiana vini secondo cui il settore made in Italy è stretto nella morsa tra prezzi al consumo in calo e costi di produzione in aumento. «A settembre – spiegano all’Uiv – l’indice Istat dei prezzi al consumo del vino ha fatto segnare -2,3% su base annua e meno 0,3% sul mese precedente. Una dinamica in controtendenza con l’inflazione generale e che mette a dura prova le imprese costrette contemporaneamente a sostenere i rincari su alcune delle principali voci di costo».

Tra rincari energetici, vetro, trasporti e logistica, prodotti enologici e packaging le imprese vivono contemporaneamente una situazione di inflazione a monte e di deflazione a valle che non sta favorendo un rilancio dei consumi mentre comprime i margini. «Confidiamo – ha commentato il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi – in ulteriori interventi da parte del Governo italiano e della Commissione Ue. Alle nostre imprese serve un intervento strutturale sull’energia, il rafforzamento delle garanzie pubbliche per facilitare l’accesso al credito e incentivi agli investimenti».

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