
Emerge dalla ricerca 2026 sul settore. Nel triennio 2022-2024 a fronte di un’inflazione cumulata del 16,5%, il costo del lavoro è cresciuto del 17%
I numeri delle società benefit non stupiscono più. Anche nella nuova edizione 2026 della ricerca nazionale, c’è da registrare la crescita del numero di questo particolare tipo di imprese: +7,7% (5.968) al 30 giugno 2026, rispetto a fine 2025, con 260 mila addetti e un valore della produzione di 71,3 miliardi di euro (pari al 2,5% del totale nazionale). Lo studio è stato realizzato da Nativa, Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, Università di Padova, Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit.
Il dato più interessante emerge però dall’analisi econometrica realizzata dagli economisti di Intesa Sanpaolo che ha evidenziato la capacità delle aziende benefit di difendere il potere d’acquisto dei propri dipendenti.
Gli economisti hanno messo a confronto 2mila società benefit e altrettante non benefit, abbinate per dimensione aziendale, settore di attività, età dell’impresa e localizzazione geografica. Ebbene, come si legge nella ricerca, «emerge un’associazione positiva tra modello benefit e crescita: nel periodo 2022-2024 l’effetto stimato della qualifica benefit risulta pari a +13% per il fatturato, +17% per il costo del lavoro e +12% per il valore aggiunto».
Come illustrato da Giovanni Foresti, economista del Dipartimento Ricerca di Intesa Sanpaolo, «la dinamica dei prezzi in Italia ha registrato nel triennio 2022-2024 un aumento cumulato del 16,5 per cento. A fronte di questo shock sui prezzi, le società benefit hanno condiviso in misura maggiore il valore generato con i propri collaboratori. La crescita del costo del lavoro nelle società benefit ha superato la soglia dell’inflazione cumulata e queste imprese sono riuscite a preservare [...]

