Infrazione Ue all’Italia e altri 17 Paesi sul diritto alla riparazione

La Commissione europea ha deciso di avviare procedure di infrazione contro l’Italia e altri 17 Stati membri per non aver comunicato il recepimento completo della direttiva sul diritto alla riparazione.

La Commissione europea ha deciso di avviare procedure di infrazione contro l’Italia e altri 17 Stati membri Ue per non aver comunicato il recepimento completo della direttiva sul diritto alla riparazione e di una direttiva delegata ad essa collegata. Lo annuncia Bruxelles in una nota, ricordando che gli Stati membri Ue avevano tempo fino al 31 luglio per recepire entrambe. Le 18 capitali, inclusa Roma, hanno ora due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate che, in assenza di una risposta soddisfacente, può decidere di emettere un parere motivato, portando avanti l’iter di infrazione.

La direttiva Ue vuole promuovere un consumo sostenibile, rendendo più semplice riparare i prodotti anziché sostituirli e conferisce ai consumatori il diritto di richiedere la riparazione di prodotti quali smartphone, lavatrici o frigoriferi, anche dopo la scadenza della garanzia legale. I fabbricanti sono tenuti a offrire riparazioni a un prezzo e in tempi ragionevoli, nonché a fornire informazioni chiare sui propri servizi di riparazione. In tal modo, la direttiva punta ad aiutare i consumatori a risparmiare denaro, ridurre i rifiuti, prolungare il ciclo di vita dei prodotti e diminuire le emissioni di gas a effetto serra.

La Commissione ha deciso anche di avviare procedure d’infrazione a tutti gli Stati membri, Italia inclusa, per non aver notificato le misure di pieno recepimento della direttiva sulle emissioni industriali e degli allevamenti. La direttiva, aggiornata nel 2024, ha reso più rigorose le norme sulla riduzione delle emissioni, puntando a ridurre l’uso di sostanze chimiche pericolose ed estende l’ambito di applicazione. Rafforza i diritti del pubblico e introduce un nuovo diritto a chiedere un risarcimento per i danni alla salute causati da inquinamento illegale.

Gli Stati membri avevano tempo fino al primo luglio 2026 per recepire la direttiva aggiornata: ad oggi, come detto, nessuno degli Stati membri ha comunicato alla Commissione entro il termine il completo recepimento della direttiva aggiornata. La Commissione invia pertanto lettere di costituzione in mora a tutti gli Stati membri, che hanno ora due mesi per rispondere e notificare alla Commissione le misure di completo recepimento. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato.

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