Ingegneri, bonus e Pnrr moltiplicano i redditi

Il 70esimo Congresso degli ingegneri si apre a Trieste: dopo una fase di forte crescita dei fatturati parte la riflessione sul ruolo dell’IA

Un sostanziale raddoppio dei redditi medi dei liberi professionisti, che sono passati da poco più di 32mila euro del 2017 ai circa 62mila euro del 2025. Questo dato, reso noto ieri nel corso della giornata di apertura del 70esimo Congresso nazionale degli ingegneri, fotografa l’evoluzione delle categoria nel corso degli ultimi anni. A dargli forma sono state la stagione dei bonus edilizi, prima, e quella degli investimenti in opere pubbliche e del Pnrr, poi.

I numeri sono relativi a Inarcassa e ai redditi derivanti dalla libera professione. Da qui si vede che la curva che va dal 2017 ad oggi ha avuto uno sviluppo impressionante. Tra il 2020 e il 2023, in particolare, si è registrato un passaggio dai circa 34mila euro del 2020 ai 45mila euro del 2021, poi i 54mila euro del 2022 e i 62mila euro abbondanti del 2023. Una progressione fortissima che è stata seguita, poi, da un assestamento tra quota 62mila e 64 mila euro. Di fatto, dal 2017 ad oggi l’incremento è stato del 93 per cento. Quasi un raddoppio. La stima del Centro studi del Cni è che nel 2025 i redditi medi si sono attestati esattamente a 62.341 euro.

Gli anni tra il 2021 e il 2023 sono stati quelli del superbonus, dall’impatto certamente fortissimo. Dopo, però, sono stati gli investimenti pubblici e il Pnrr a sostenere l’attività degli ingegneri: «I professionisti, in particolare gli specialisti di ingegneria – dicono dal Centro studi del Cni -, hanno saputo cogliere le opportunità aperte dalla ripresa delle costruzioni. Più dei superbonus per l’edilizia, dalla storia farraginosa e controversa, sono stati gli investimenti in opere pubbliche ad espandere il perimetro di intervento di molti studi professionali, che infatti negli ultimi anni hanno rafforzato, pur entro limiti precisi, la loro struttura».

Sul ruolo degli studi – proseguono dal Cni – «molti, partiti da una struttura monopersonale sono cresciuti sul piano dimensionale» e si sono inseriti «in reti di collaborazione più ampie che in passato». Complessivamente, gli ingegneri e architetti che operano nel comparto dei servizi di ingegneria e architettura, ovvero i servizi di progettazione, direzione dei lavori e consulenza, generano un fatturato vicino ai 15 miliardi di euro annui; tale grandezza si attestava a 7,9 miliardi di euro nel 2019.

Anche se va sottolineato come, tra gli iscritti ad Inarcassa, persistano marcate sperequazioni tra le classi d’età dei professionisti e per ciò che riguarda l’area geografica di residenza e il sesso. Il reddito professionale medio di un uomo, secondo i dati Inarcassa, è pari a 69.127 euro mentre quello di una donna è pari a 38.192 euro con un gender pay gap del 43,8 per cento. Non si registrano, negli ultimi anni, miglioramenti apprezzabili, perché mancano gli strumenti di welfare che permettano alle donne, specie nella fascia intermedia 30-45 anni, di conciliare i tempi di vita e di lavoro.

Questi numeri nei prossimi anni si confronteranno con le novità legate all’intelligenza artificiale. Ne ha parlato in più passaggi della sua relazione di apertura dei lavori il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Angelo Domenico Perrini, sottolineando la necessità di un presidio costante dei professionisti: «Lo sviluppo, l’integrazione e la validazione dei sistemi di intelligenza artificiale applicati ad ambiti ad alto impatto sulla sicurezza delle persone, sulla tutela dei dati e sull’integrità delle infrastrutture critiche costituiscono attività di interesse pubblico». Per garantire la sicurezza, allora, queste attività «devono essere presidiate da professionisti iscritti all’albo, tenendo come riferimento la graduazione del rischio definita dal Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale».

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