
Un’azienda agricola che reinventa l’allevamento e la produzione di latte con un approccio circolare, inclusivo e orientato a nuove strategie di mercato e comunicazione
In un mondo in continua accelerazione, in cui l’IA sta ridefinendo modelli organizzativi e processi, come può innovare un’azienda che produce uno dei beni più antichi e tradizionali della storia dell’uomo?
È una domanda che si sono posti Giuseppe Ruggeri e Valeria Comensoli Ruggeri, imprenditori agricoli alla guida di Cascina Malgherosse, azienda da 25 milioni di fatturato che alleva quasi 3 mila bovini e produce più di 100 mila litri di latte al giorno.
Le sfide non mancano: un settore così dipendente da dinamiche geopolitiche e condizioni meteorologiche subisce più di altri le conseguenze delle guerre e della crisi climatica che il pianeta sta attraversando. Eventi come la chiusura dello Stretto di Hormuz o l’andamento di materie prime come soia o mais impongono una revisione delle scelte agronomiche. Ciò richiede una continua capacità di reinventarsi, superando la logica del “si è sempre fatto così” che per anni ha accompagnato le realtà agricole. Se in passato il quantitativo di latte prodotto era l’unico KPI, oggi le variabili si moltiplicano e inducono gli imprenditori a ragionare in un’ottica di costo-opportunità.
La storia di Malgherosse inizia nel 2003, quando Giuseppe Ruggeri assume la gestione dell’impresa di famiglia tramite un contratto di affitto di ramo d’azienda. Nel 2021 ne acquisisce la proprietà, consolidando un percorso di crescita, innovazione e ottimizzazione dei processi guidato da una visione imprenditoriale di lungo periodo.
Un modello di business che merita attenzione consiste nella gestione di una porzione di terreno cospicua in relazione al numero di capi allevati – circa 300 ettari – per consentire alle aziende agricole limitrofe di coltivare i campi e fornire le colture che alimentano i bovini. Dopo il raccolto, quei terreni vengono arricchiti con il letame prodotto dagli animali, restituendo al suolo sostanza organica e preziosi elementi nutritivi. Si crea così un ciclo virtuoso in cui il carbonio catturato dalle colture non viene disperso ma ritorna ai campi, contribuendo a preservarne la fertilità e a sostenere nuove produzioni.
Così, ciascuno porta il patrimonio di conoscenze ed esperienze del proprio ambito specifico. «Da qui nasce l’intuizione di creare sinergie tra professionisti differenti per generare un valore condiviso», raccontano i Ruggeri. Stringere alleanze strategiche permette infatti di valorizzare le competenze presenti sul territorio e, allo stesso tempo, costruire una filiera basata su partnership durature, auspicando a risultati che difficilmente sarebbero raggiungibili da soli.
Viviamo in un’epoca in cui non solo i consumatori ma anche gli stessi allevatori sembrano aver perso il valore del latte. Da elemento immancabile sulle tavole delle colazioni italiane, le statistiche mostrano che oggi si assiste a una progressiva riduzione del suo consumo. Obiettivo di Malgherosse è dare al latte un nuovo storytelling che lo riposizioni come alimento nutriente e proteico e ne aumenti le occasioni di assunzione. Da qui l’idea di rifornire le vending machine di scuole, uffici o palestre con brick di latte refrigerato.
Il settore caseario è soggetto a due narrazioni contrapposte: se da un lato è ancora radicata nell’immaginario collettivo l’idea della cascina bucolica in cui le mandrie pascolano in serenità, dall’altro indagini d’inchiesta hanno diffuso reportage di allevamenti intensivi dove i bovini sono trattati nelle peggiori condizioni possibili.
La realtà è che esistono infinite sfumature tra questi due estremi. La filosofia di Malgherosse consiste nel prestare la massima cura e attenzione all’animale pur concependolo all’interno di un ciclo produttivo. Una sfida complessa da realizzare ma anche da comunicare. Per questo l’azienda ha scelto di esporsi a livello comunicativo attraverso una strategia social dirompente, organizzando visite alla cascina per bambini e ragazzi e creando un bed and breakfast per avvicinare chi vive in città al mondo agricolo.
Sul piano pratico, Valeria e Giuseppe raccontano come hanno cambiato il modo di immaginare, progettare e realizzare le stalle al fine di rispettare la zoologia e il modo di vivere dell’animale. Il che non significa umanizzarlo, ma fargli esprimere la sua natura di ruminante pascolatore. Ciò richiede spazi ampi e un suolo costituito da materiale organico che garantisca un livello di comfort analogo a quello del pascolo, favorendo libertà di movimento, facile accesso all’alimentazione e una condizione di benessere e sicurezza.
Per anni l’innovazione ha seguito in via esclusiva le necessità del mungitore, trasformando le stalle in fabbriche asettiche fatte di macchinari, robot e sensori. Malgherosse ha capito che innovare oggi non è sinonimo di automatizzare. Significa trovare soluzioni capaci di coniugare due esigenze apparentemente contrastanti: quelle produttive e quelle dell’animale. «Il bovino, in quanto essere vivente, deve essere accudito da un essere vivente. Non si può robotizzare tutto: solo l’uomo ha quella sensibilità per comprendere i suoi bisogni», specifica Valeria. Non a caso, la presenza umana è un altro fattore che contraddistingue l’azienda agricola, e i suoi 40 collaboratori lo dimostrano. Una comunità di persone provenienti da ogni latitudine del globo che hanno trovato nella dignità del lavoro il fondamento della loro integrazione.
In definitiva, Malgherosse è un’impresa capace di creare valore in modo diffuso e sostenibile. Valorizza le persone, favorendo l’inclusione tra culture diverse; tutela gli animali, offrendo loro ambienti che consentono di esprimere la propria natura; investe nella sostenibilità ambientale, adottando modelli improntati alla circolarità; e infine rafforza il tessuto economico locale attraverso partnership di valore. I numeri confermano la validità di questa strategia perché, come ci tiene a specificare Giuseppe Ruggeri, «il mercato è il vero giudice».
(*) Direttore Accademia di Comunicazione Strategica

