
L’intervento del sottosegretario e Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica al Digital innovation forum 2026. In Italia investimenti per circa un miliardo per le imprese dell’IA. A Bologna il supercomputer da oltre 400 milioni. Quacivi (Acn): «Un fondo con le imprese per la cybersicurezza dei cittadini»
Regolare l’intelligenza artificiale non basta. L’Europa rischia di dipendere sempre più dalle tecnologie degli altri e dalle condizioni fissate per usarle. L’avvertimento arriva da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, al Digital innovation forum 2026: «Se gli standard di sicurezza e le regole di accesso» agli strumenti di intelligenza artificiale «continueranno a essere definiti da altri – Washington, Pechino o in grandi laboratori privati – l’Europa si troverà sempre più in una posizione passiva, nella quale dovrà limitarsi a operare come regolatrice di seconda istanza e come utilizzatore dipendente».
La questione investe direttamente la difesa europea. Mantovano mette in fila i termini del problema: «C’è questa polarizzazione Stati Uniti-Cina, e l’Europa e le nazioni che ne fanno parte si trovano in una posizione difficile: per quanto forte sia l’integrazione nell’Ue e per quanto siamo inseriti nell’Alleanza atlantica, l’Europa si difende in misura molto significativa con tecnologie strategiche sviluppate al di fuori dei propri confini. Questa dipendenza riguarda non soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma soprattutto la possibilità di incidere sulle condizioni alle quali esse vengono sviluppate, distribuite e utilizzate».
Non è soltanto una rincorsa all’innovazione. È una questione di autonomia strategica. La richiesta a Bruxelles è di sostenere lo sviluppo di tecnologie europee: «di fronte a queste difficoltà è necessario un cambio di passo a livello Ue. Serve uno sforzo per sostenere gli Stati membri nello sviluppo di capacità tecnologiche che competano con quelle americane e cinesi. La strada da fare non è breve».
La risposta italiana passa anche dalla legge 132 del 2025, primo intervento organico nazionale sull’intelligenza artificiale. Il provvedimento regola l’uso dell’IA nei settori più sensibili e punta a rafforzare la filiera tecnologica del Paese.
Alle regole si affiancano gli investimenti: fino a un miliardo di euro per sostenere le imprese attive nell’intelligenza artificiale, nella cybersicurezza e nelle tecnologie emergenti. Risorse, precisa Mantovano, «a favore di piccole e medie imprese ad elevata potenzialità di sviluppo». [...]

