Intercettazioni dall’estero, sì all’utilizzo nel processo

Il giudice italiano presume legittime le operazioni svolte in ambito unionale. Al magistrato spetta però accertare il rispettodei diritti fondamentali

La normativa europea e italiana riconosce la validità delle prove digitali acquisite tramite ordine europeo di indagine, quando sono rispettati i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Il giudice italiano presume la legittimità dell’attività svolta dall’autorità giudiziaria estera, salvo che la parte interessata dimostri specifiche violazioni di tali diritti. Lo sottolinea la Cassazione, con la sentenza n. 33327 depositata ieri che ha giudicato infondate le argomentazioni della difesa contro misura cautelare del carcere inflitta a un indagato per reati di detenzione di armi e ricettazione, aggravati dalla connessione ad attività mafiosa.

La difesa in particolare contestava l’acquisizione, l’utilizzo e l’attribuzione delle conversazioni sulla piattaforma criptata «Sky-Ecc»: gli ascolti sarebbero stati, in realtà, inutilizzabili per violazione dei diritti fondamentali della difesa, messa così nella oggettiva impossibilità di esercitare un controllo su genuinità, integrità e corretta decifrazione del dato informatico.

La Cassazione, ancorandosi a quanto stabilito anche dalle Sezioni unite, ricorda però che, per quanto riguarda l’ordine europeo di indagine, l’emissione, da parte del pubblico ministero, indirizzata a ottenere il contenuto di comunicazioni scambiate mediante criptofonini, già acquisite e decrittate dall’autorità giudiziaria estera in un procedimento penale pendente davanti a essa, non deve essere [...]

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