Ira di Trump per le notizie sui dissidi con Hegseth

Il presidente smentisce lo scontro sulle scorte di missili: «Non è vero che siamo rimasti senza». Per il Washington Post duro diverbio con il segretario alla Difesa

«Gli Stati Uniti dispongono di enormi quantità di munizioni, non è vero che siamo rimasti senza» e «non c’è stato nessuno scontro con il segretario alla Difesa, Pete Hegseth». Donald Trump ha attaccato il Washington Post e i media americani che nei giorni scorsi avevano descritto le difficoltà delle forze Usa nella guerra in Iran e le tensioni dentro all’amministrazione.

Con la guerra entrata ormai nel sesto mese, gli Stati Uniti hanno dovuto ridimensionare gli obiettivi e ora puntano prima di tutto a riaprire Hormuz, rimandando a negoziati successivi questioni come il programma nucleare iraniano. C’è attesa per la ripresa della navigazione che dovrebbe seguire l’intesa di massima tra Iran e Oman raggiunto mercoledì sera. Trump nella notte di mercoledì da Las Vegas aveva fatto riferimento a «un accordo imminente». Tuttavia Teheran ha specificato anche ieri che gli Stati Uniti non fanno parte dell’accordo che «la mappatura delle rotte concordata con l’Oman non comporta la piena riapertura dello Stretto»

Un ulteriore ostacolo verso la riattivazione delle vie marittime e verso la pace è inoltre rappresentata dagli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall’Iran che ieri ha attaccato le forze del governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita, alimentando i timori che la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran possa estendersi fino a diventare un conflitto su scala regionale.

Trump ieri ha nuovamente sostenuto che «l’Iran vuole un accordo» e che è pronto a ordinare un attacco massiccio anche se preferirebbe non farlo. Poi ha sfoderato alcune delle sue iperboli per rassicurare tutti sui dissidi nell’amministrazione: «Sono estremamente soddisfatto del lavoro che sta facendo Pete Hegseth», ha dichiarato sui social per poi lodare l’industria americana: «Abbiamo enormi quantità di munizioni, specialmente di certi tipi: vengono prodotte grandi quantità e fornite a secondo delle necessità. Le nostre società del settore della Difesa – ha affermato – stanno costruendo il maggior numero di stabilimenti nella storia del nostro Paese».

I toni del presidente sono diventati più severi quando ha scagliato la sua ira contro «chi ha fatto trapelare queste dichiarazioni false», arrivando alle minacce dirette contro i media e le loro fonti riservate: «Sono dei traditori – ha detto – e saranno rintracciati e per loro saranno necessarie lunghe pene detentive!».

Secondo le ricostruzioni del Washington Post, la scorsa settimana Trump ha avuto un duro confronto con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, accusandolo di non essere stato chiaro sulle scorte di munizioni in dotazione alle forze militari americane, in vista di una possibile ripresa degli attacchi «su larga scala» contro l’Iran. Durante un incontro del governo sulla sicurezza, a Camp David, il presidente avrebbe fatto una lavata di capo a Hegseth: «Pensavo che la carenza di missili a lungo raggio e intercettori fosse stato risolto», avrebbe detto Trump, secondo due persone a conoscenza dell’accaduto, sentite dal quotidiano della capitale. Hegseth, in difficoltà, avrebbe scaricato la colpa sul suo vice, Stephen Feinberg.

Nelle prossime settimane si capirà se Hegseth gode ancora della fiducia di Trump e se sarà Feinberg a pagare. Intanto la Casa Bianca ha smentito seccamente queste ricostruzioni. «Si tratta notizie false al 100%. Non è mai successo. E il presidente Trump – ha spiegato la portavoce Karoline Leavitt – ha la massima fiducia nel segretario Hegseth». Del tutto allineata, e ci mancherebbe, la dichiarazione del Pentagono affidata al portavoce Sean Parnell: «Il segretario Hegseth non ha tratto in inganno nessuno riguardo alla nostra situazione in materia di munizioni e non ha incolpato il vicesegretario Feinberg. Queste affermazioni sulle scorte esaurite, sui disaccordi interni, sulla posizione del segretario sull’Iran, sono tutte inventate».

Secondo gli analisti – sentiti dalla Cbs e da altri media – l’operazione Epic Fury contro l’Iran avrebbe già bruciato gran parte degli intercettori antimissile Patriot e Thaad e avrebbe utilizzato quasi l’intera scorta globale di missili di precisione a lungo raggio. Un rapporto pubblicato a luglio dal Csis, il Center for Strategic and International Studies, segnala che i Patriot in dotazione sono scesi da 2.200-2.330 a 759-827. Il report spiega che per ricostituire le scorte militari potrebbero servire diversi mesi.

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