
I numeri sulle pratiche 2026: il 22% dei cittadiniha scelto la precompilata
L’Isee muove circa 25 miliardi di euro di prestazioni sociali erogate dall’Inps a cui si affiancano centinaia di altre agevolazioni regionali, universitarie e comunali. In pratica si tratta di uno strumento ad alto impatto sociale, attraverso il quale si decide a chi spettano e a quanto ammontano tantissime misure di sostegno per le famiglie.
Nell’ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali, il presidente Alberto Brambilla ha auspicato una profonda revisione del sistema: «Serve un’anagrafe e una banca dati dell’assistenza: lo Stato fa sconti, bonus, decontribuzioni ma non sa quanto pagano comuni, province, regioni, comunità montane», ha detto. Nel 2025 su 58,9 milioni di italiani ben 29,932 milioni hanno fatto domanda di bonus, sussidi attraverso l’Isee (10,369 milioni di nuclei familiari lo hanno richiesto, con una media di 2,9 componenti). «I redditi e il gettito fiscale crescono poco, ma è esplosa la spesa assistenziale», ha commentato Brambilla: tra Stato ed enti locali nel 2025 sono stati “distribuiti” esentasse circa 180 miliardi di euro, al netto degli sgravi fiscali, secondo i dati di Itinerari previdenziali.
In questo contesto il recente faro sull’Isee corrente acceso dall’Inps si inserisce nel progressivo allineamento delle banche dati per potenziare il sistema dei controlli e rafforzare le verifiche automatiche in fase di attestazione di uno strumento che, appunto, muove miliardi di risorse. Nel 2026, in base ai dati dell’istituto aggiornati al 30 settembre, gli Isee attestati sono 10,4 milioni e tra questi 481.407 presentano difformità reddituali o patrimoniali: il 4,6 per cento. Queste irregolarità segnalano degli scostamenti o delle omissioni tra le dichiarazioni dei richiedenti e le informazioni presenti negli archivi, ma non bloccano l’erogazione della prestazione (ad esempio dell’assegno unico): la difformità va però sanata entro fine anno, altrimenti si rischia il recupero delle quote indebitamente percepite.
Nel 2025, al 15 ottobre, gli Isee attestati erano 11,1 milioni, un po’ di più rispetto ad oggi. E le attestazioni difformi erano 609.043, il 5,5 per cento. Il trend delle irregolarità sembra dunque in leggero calo, un risultato dovuto anche alla sempre più diffusa procedura precompilata: l’Isee fai-da-te riduce i dati inseriti dal cittadino che li trova già pre-caricati nel sistema grazie alle informazioni “pescate” direttamente dall’Istituto nelle banche dati e oggi rappresenta il 22,1% delle pratiche Isee presentate.
Per il 2027 l’Inps annuncia un altro possibile sviluppo che dovrebbe ridurre ulteriormente le frodi e irregolarità: un cruscotto sull’Isee ordinario che integrerà più banche dati, comprese l’Anagrafe nazionale della popolazione residente e il Pubblico registro automobilistico, già comunque utilizzato dall’Istituto. Questo sistema selezionerà le posizioni più critiche (dove emergono i maggiori scostamenti) e le segnalerà alle sedi per verifiche mirate. Un altro strumento messo in campo destinare le risorse a chi ne ha veramente bisogno.
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