Israele divisa a tre anni dal massacro del 7 ottobre

Netanyahu contestato dal padre di un giovane ucciso: «Non hai protetto mio figlio. Vergogna!». Lunedì le cerimonie di Stato, martedì quelle dei familiari delle vittime

«Non hai protetto mio figlio il 7 ottobre. Non hai protetto 1.200 persone che sono state assassinate in un solo giorno. Vergogna!». L’urlo di un padre israeliano che da tre anni porta i fiori alla tomba di suo figlio irrompe durante la cerimonia di commemorazione a Gerusalemme per le vittime del 7 ottobre 2023 proprio mentre sta parlando il premier Netanyahu.

Basta questo grido e l’immagine di un Paese unito, 36 mesi dopo, nonostante il tono solenne del primo ministro va in frantumi. D’altra parte Israele è diviso anche nelle commemorazioni. Due cerimonie di Stato si sono svolte presso il cimitero militare del Monte Herzl: una in memoria dei soldati caduti in guerra e un’altra per le vittime civili dell’attentato.

Ufficialmente le due commemorazioni sono state organizzate il 5 ottobre per seguire il calendario ebraico, ma non è un segreto che la maggior parte dei familiari delle vittime e degli ostaggi sopravvissuti preferiscano prendere le distanze dal governo, come dimostra l’interruzione al discorso di Netanyahu. Il premier si è scagliato contro Hamas, contro i nemici regionali e contro i leader mondiali che criticano Israele quando – ha detto – «Israele sta proteggendo l’Occidente e il mondo libero».

Altri, tra cui il presidente Isaac Herzog e il tenente generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, hanno chiesto che i responsabili vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni e che venga condotta un’indagine approfondita sui fallimenti in materia di sicurezza che hanno portato al brutale massacro. La questione di come portare avanti le indagini sull’attentato ancora una volta ha diviso società e politica israeliana, con Netanyahu che ha respinto le diffuse richieste di una commissione d’inchiesta statale, la massima autorità investigativa del Paese, a favore di un’indagine a guida politica

Altre due commemorazioni si tengono martedì, 7 ottobre, a Tel Aviv e al Nova Festival, entrambe organizzate dai sopravvissuti e dai familiari. «Chiediamo verità e giustizia – dice Shir Mathias, che aveva poco più di vent’anni quando i suoi genitori sono stati uccisi da Hamas nel kibbutz Holit – deve cominciare con l’assunzione di responsabilità: tutti coloro che hanno avuto un ruolo nella vicenda devono tornare a casa e farsi carico di quello che è avvenuto, sia i dirigenti che gli ufficiali in uniforme».

Nella settimana di cerimonie si moltiplicano anche le proteste e i cortei. Mercoledì all’ora della strage, le 6.29 del mattino, un gruppo di manifestanti si riunirà davanti alle case di alcuni ministri.

Tutto questo a tre settimane dalle elezioni, quando lungo le strade di Gerusalemme e Tel Aviv i manifesti elettorali hanno preso il posto delle foto, ormai scolorite, delle vittime e dei sequestrati del 7 ottobre. Ma il fallimento dell’apparato di sicurezza, il sentimento di lutto, frustrazione, la nostalgia di figli e genitori persi continuano a torturare gli israeliani. La domanda ora è: le contestazioni, come il grido del padre durante il discorso di Netanyahu, si riverseranno nelle urne?

Almeno nove israeliani appartenenti a famiglie direttamente coinvolte nella giornata più sanguinosa della storia del Paese si candidano al Parlamento nelle elezioni del 27 ottobre. Rappresentano partiti che spaziano attraverso l’intero spettro politico, ma tutti dichiarano di voler sanare le ferite di Israele.

Anche le opposizioni provano a cavalcare i dubbi sulla sicurezza. «Esiste un collegamento diretto tra l’episodio dell’aereo FlyDubai e il massacro del 7 ottobre: l’arroganza di Netanyahu e dei suoi ministri li porta ad addormentarsi e ad abbandonare la sicurezza di Israele» ha dichiarato l’ex premier Naftali Bennett.

Intanto gli uomini vicini a Netanyahu lanciano nuovi allarmi: il capo dello Shin Bet, David Zini, vicino alla destra nazionalista religiosa, durante una riunione a porte chiuse del gabinetto di sicurezza israeliano ha detto che Hamas starebbe preparando un nuovo attacco in coincidenza con le prossime elezioni in Israele o subito dopo.

Sullo sfondo le vittime di Gaza: secondo il ministero della Salute gestito da Hamas oltre 73.400. Una cifra che l’esercito israeliano ritiene complessivamente precisa.

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