
Tutto è partito da lì. La moda, le mode, i modi che istruiscono le culture del pop e del rock, solo per restare alla musica, nascono con il vento portato dal rock and roll, un universo che si spalanca nei mitici Fifties americani. Ad essi viene dedicato da ventisei anni un festival, Summer Jamboree, che a Senigallia convoca il popolo della nostalgia e della memoria, adulti, ragazzi e diversamente giovani, che mostrano in dieci giorni di programmazione serrata e di iniziative senza respiro, il lato gaudente, spensierato del pubblico estivo.
Che soprattutto balla a tutte le ore, si nutre di quel junk food caro alle abitudini a stelle e strisce, consuma tra le bancarelle di camicie a fiori e abiti colorati e soprattutto ascolta una colonna sonora ad hoc che si sprigiona senza soluzione di continuità in vari punti della città. Zone presidiate da disc jockey, band più o meno volonterose, appuntamenti fino al cuore della notte che si concentrano nella Rotonda a Mare. Sì, proprio quella che aveva consegnato all’eternità la canzone di Fred Bongusto, tormentone per il 1964 e non solo. Le matrici, le influenze, le sfumature del rock and roll ci sono tutte, con un preciso epicentro, visto che in questo 2026, tra i tanti centenari da celebrare (John Coltrane, Miles Davis, Dario Fo…) c’è anche quello di Chuck Berry, il formidabile autore e performer che generò il repertorio più prezioso.
Johnnie B. Goode, Roll Over Beethoven, Sweet Little Sixteen, You Can Never Tell, con cui Quentin Tarantino aveva illuminato di immenso John Travolta nella folle danza di Pulp Fiction, sono il pane quotidiano per gli avventori del Summer Jamboree, i quali spiovono da mezza Europa per esibire il loro pittoresco trucco e parrucco, per tirar fuori dagli armadi vestiti altrimenti improbabili. E se il dress code è fondamentale, la cornice di auto d’epoca e moto, Harley-Davidson, of course, consente di apparecchiare con l’immaginario popolare le giornate e le serate per la sorpresa e la curiosità del pubblico.
Il Summer Jamboree di oggi è un affollatissimo luna park di massa, all inclusive, ma sollecita più di una punta di malinconia, pensando alle edizioni in cui tutti i più grandi esponenti e soldati del rock and roll si erano esibiti qui, magari sotto gli occhi ammirati e plaudenti di Renzo Arbore, che non si perdeva un’annata. Lo stesso Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Chubby Checker, gli Stray Cats, Wanda Jackson, Gary US Bonds, Duane Eddy, Ben E. King, solo per citare gli highlights dei bei tempi andati, hanno reso Senigallia una vetrina di impareggiabile attrazione per gli appassionati del genere.
Poi, quando quegli eroi sono giunti al capolinea, il calendario si è continuato a nutrire delle loro creazioni, ben sapendo che le repliche e i succedanei sono un parziale risarcimento, un tramite per poi desiderare ancora più forte gli originali. Quest’anno, tra tanti gruppi e solisti, le attrazioni che il circuito internazionale mette a disposizione, spicca un nome, Gina Haley, che segnala l’ingresso in campo dei “figli di”.
Il padre di Gina si chiamava Bill e già nel 1954 fu determinante. Da lui scoccò la scintilla di Rock Around the Clock, benemerita canzone apripista del movimento rock and roll, grazie all’inserimento nei titoli di testa e in quelli di coda di un film destinato a sollevare scalpore: Il seme della violenza. Intere generazioni sono cresciute con quel ritmo, un’impronta indelebile cui il cinema, la pubblicità, la televisione, il costume hanno garantito profondità e modernità tutt’oggi.
Gina, che aveva cinque anni quando il babbo lasciò questa terra, racconta bene, da par suo, un pezzetto di vita musicale impregnata di stile e buone vibrazioni. Mostra di avere energia da vendere, si offre con una voce molto interessante, convincente, ed evita di tuffarsi solo tra le cover di famiglia. Così vincerebbe facile. E allora spuntano altri classici, Shake, Rattle and Roll, pagine di Bruce Springsteen e di Lucinda Williams, oltre a qualche brano originale che affonda le radici in quelle del suo natale Texas.
Il vintage domina, ma poi si scovano professionisti pronti a cimentarsi nell’insegnamento delle danze da Polonia, Svezia, Stati Uniti, e poi presenze specializzate nel burlesque, in arrivo da diverse latitudini. Tutto quanto fa spettacolo, anche sull’onda di una confusa joie de vivre. Largo spazio nei diversi palcoscenici disseminati in Senigallia, si ritagliano molti revivalisti nostrani, incrollabili fanciullini che sono cresciuti nel mito e nella speranza di Elvis Presley e compagni.
Suonano con bella determinazione e credibilità, senza calarsi nel ricalco, ma anzi giocando ad aggiungere sapori: che siano Geno and His Rockin’ Dudes o i Jolly Rockers, che incorporano anche due volti noti dell’intrattenimento TV, Max Paiella e Greg, senza Lillo, che si impegnano a snocciolare i classici che la gente attende, pretende.
Sul Summer Jamboree 2026 il sipario cala domenica 9, tra polvere di stelle e sogni di rock and roll. Le cifre da record di chi è sbarcato a Senigallia parlano chiaro. Le opportunità sono molteplici, le passioni della musica hanno tante facce, lingue e movenze. Si diverta chi può.

