
La richiesta anche alla luce del Ddl di bilancio che approda alla Camera è supportata dallo studio Cerm che stima in circa 1,28 mld di euro il riequilibrio del payback necessario a preservare la competitività delle imprese
Costruire per la farmaceutica un quadro regolatorio che consenta di conciliare tre obiettivi: sostenibilità del Ssn, capacità di sviluppare e introdurre innovazione terapeutica e competitività di uno dei settori più strategici per il Paese, che ha generato (dati 2024) 59,9 mld di euro di valore della produzione e 15,9 mld di valore aggiunto mentre l’export nel 2025 ha raggiunto i 68,3 mld. Questa la sfida disegnata dallo studio della Fondazione Cerm “Politica industriale e sostenibilità economica nel settore farmaceutico”, presentato in occasione della celebrazione a Latina dei 50 anni di presenza di Johnson & Johnson Innovative Medicine in Italia. L’occasione, per l’Ad Jacopo Murzi, per sottolineare che «Cinquant’anni di presenza in Italia rappresentano un traguardo straordinario ma soprattutto un punto da cui guardare avanti. Grazie a una presenza radicata nel Paese, vogliamo continuare a essere un partner del sistema salute e a lavorare, attraverso il dialogo con tutti gli stakeholder, per costruire i prossimi cinquant’anni di progresso a beneficio dei pazienti e della competitività del Paese».
Convitato di pietra è il Ddl di bilancio, pronto per l’avvio dell’iter alla Camera, che contiene un pacchetto pharma tra luci e ombre per le imprese. A pesare è la magagna payback, che resta anche se con la promessa di un innalzamento del tetto di spesa sulla “diretta” ma solo a partire dal 2028 e con uno alleggerimento già dal 2027 per le imprese che dimostreranno di avere investito in ricerca, sviluppo e innovazione nel nostro Paese. Il ripiano dello sfondamento per metà a carico delle imprese resta il nodo annoso da sciogliere, in un contesto, ha sottolineato Murzi, in cui «le Life Sciences rappresentano per l’Italia molto più di un settore industriale: sono un patrimonio strategico che unisce salute, ricerca, produzione, competenze e crescita economica. In uno scenario globale in cui la competizione per attrarre investimenti e innovazione è sempre più intensa, è fondamentale creare le condizioni perché le imprese possano programmare e investire nel lungo periodo e, allo stesso tempo, il Servizio sanitario nazionale possa favorire un accesso sempre più rapido ai progressi della medicina», ha dichiarato.
«Nella legge di bilancio ci sono aspetti molto interessanti che vorremmo vedere implementati – ha precisato Murzi a Radiocor-Il Sole-24Ore -; in primis il cosiddetto “early access” cioè la possibilità per i farmaci più innovativi – e dove c’è maggiore bisogno medico – di essere più rapidamente disponibili per i pazienti italiani a fronte di un gap con la media europea che è di 14-15 mesi dopo il via libera a un medicinale a livello Ue. Altra misura interessante è quella che punta a favorire gli investimenti in produzione e ricerca in Italia e capiremo meglio quali condizioni consentiranno questa implementazione di investimenti». Ma Murzi parla anche di «delusione sull’aspetto del payback che non è stato toccato dalla manovra attuale in cui c’è solo una proposta di parziale e limitata riduzione a partire dal 2028. Il tema – ha chiarito – è quello dell’entità del payback e della non prevedibilità del clawback: questo limita di fatto qualsiasi iniziativa industriale che le aziende vogliano porre in essere in Italia, senza un controllo e un’azione che sia strutturalmente legata al superamento di questa misura».
L’analisi presentata sul payback ne ha in particolare ha valutato le conseguenze sulla sostenibilità economica delle imprese. Nel dettaglio, secondo quanto presentato da Fabio Pammolli direttore scientifico della Fondazione Cerm e Ordinario di Economia e Management al Politecnico di Milano, le evidenze suggeriscono che il meccanismo – che nel 2025 ha comportato 2,38 miliardi di ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica a carico delle imprese – [...]
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