Jon Ossoff, chi è il democratico che ha sconfitto Trump in Georgia e ora guarda al 2028

Dall’incontro con John Lewis alle inchieste sui crimini di guerra, fino alla vittoria contro il candidato sostenuto dal presidente. A 39 anni il senatore dem si è conquistato un posto tra i possibili protagonisti delle prossime presidenziali

Jon Ossoff aveva 17 anni quando scrisse una lettera a John Lewis, il deputato democratico che negli anni Sessanta aveva marciato al fianco di Martin Luther King per i diritti civili degli afroamericani. Aveva letto la sua autobiografia e voleva lavorare con lui. Lewis gli offrì uno stage nel suo ufficio al Congresso.

Più di vent’anni dopo, quel ragazzo cresciuto ad Atlanta è diventato uno dei politici più conosciuti della nuova generazione democratica. E alle elezioni di metà mandato del 3 novembre ha ottenuto una vittoria che potrebbe proiettarlo ben oltre i confini della Georgia.

A 39 anni, «the Accidental Senator» (il «senatore per caso»), come lo ha ribattezzato la testata Puck raccontando il suo carattere riservato, la scarsa inclinazione ai rituali mondani di Washington e una carriera politica cominciata quasi inaspettatamente, ha conquistato il suo secondo mandato al Senato degli Stati Uniti, battendo Mike Collins, deputato repubblicano sostenuto da Donald Trump, al grido di «le prime luci dell’alba si profilano all’orizzonte». E lo ha fatto proprio in Georgia, lo Stato che nel 2024 aveva puntato sul ritorno del tycoon alla Casa Bianca e che da anni decide le proprie elezioni sul filo di poche migliaia di voti.

Una vittoria che difficilmente può passare inosservata in un Partito democratico ancora alla ricerca di una strada per tornare alla Casa Bianca. Ossoff è riuscito a tenere insieme la storica base afroamericana, gli elettori moderati e una parte degli indipendenti, mentre a Washington si è ritagliato un ruolo di primo piano nell’opposizione al presidente, attaccandolo sulla corruzione e sul costo della vita.

Thomas Jonathan Ossoff nasce il 16 febbraio 1987 ad Atlanta, la città di Martin Luther King, in una famiglia dove la politica è di casa. Il padre Richard, discendente di immigrati ebrei russi e lituani, è un imprenditore nel settore dell’editoria professionale. La madre Heather Fenton è arrivata dall’Australia e ha contribuito a fondare NewPower PAC, un’organizzazione che sostiene le donne candidate alle cariche pubbliche in Georgia.

Jon frequenta la Paideia School, un istituto privato di Atlanta, e si interessa presto alla politica internazionale. Tra le letture che lo segnano c’è l’autobiografia di John Lewis, il deputato democratico che nel 1965 era stato picchiato dalla polizia sul ponte Edmund Pettus di Selma, in Alabama, mentre marciava per il diritto di voto degli afroamericani.

Da quella lettura nasce un rapporto destinato a durare negli anni, fino alla morte di Lewis nel luglio 2020. Il deputato farà in tempo a sostenere la candidatura al Senato di quel ragazzo che, pochi mesi dopo, diventerà il primo ebreo eletto dalla Georgia alla Camera alta del Congresso.

Nel frattempo, Ossoff si è trasferito a Washington per studiare alla Georgetown University, dove si laurea nel 2009. Entra poi nello staff del deputato democratico Hank Johnson e comincia a occuparsi di difesa, sicurezza nazionale e politica estera. Dalla sua scrivania vede passare stanziamenti militari e provvedimenti legislativi di ogni tipo. A colpirlo è soprattutto il peso delle grandi aziende nelle decisioni del Congresso. Anni dopo racconterà al Washington Post quanto quell’esperienza lo avesse disilluso. Nel 2013 lascia Washington, completa un master alla London School of Economics e si prepara a dirigere una società di documentari investigativi. Ha 26 anni e, almeno per il momento, la politica può aspettare.

La strada che lo porta al giornalismo investigativo comincia durante una vacanza in Francia. Ha 16 anni quando, a una cena con la famiglia, conosce Ron McCullagh, documentarista britannico e fondatore di Insight News Television. Parlano di politica internazionale e continuano a sentirsi anche dopo il ritorno del ragazzo negli Stati Uniti.

Nel 2008, mentre studia ancora a Georgetown, Ossoff trascorre un’estate come stagista nella società londinese. Cinque anni dopo, McCullagh gli propone di prenderne le redini. Ha appena 26 anni, nessuna formazione specifica nel giornalismo o nel cinema, maun’eredità del nonno, imprenditore nel settore conciario, che gli permette di investire 250mila dollari nell’azienda. McCullagh mette sul piatto una cifra analoga. La società, che attraversa un periodo di difficoltà finanziarie, viene rilanciata con il nome di Insight TWI, acronimo di “The World Investigates”.

Ossoff non ha mai nascosto il vantaggio di essere cresciuto in una famiglia benestante. Ha raccontato anzi che le condizioni economiche dei genitori gli hanno permesso di completare gli studi senza debiti e di scegliere una carriera seguendo i propri interessi.

A Londra si ritrova a dirigere una società che produce inchieste su corruzione, criminalità organizzata e violazioni dei diritti umani, lavorando con emittenti internazionali come Bbc e Al Jazeera English. I suoi collaboratori indagano sui traffici illegali, sugli abusi di potere, sugli scandali che coinvolgono governi e istituzioni. Nel 2015 la società ottiene anche un finanziamento di 350mila dollari dalla Omidyar Network, sostenuta dal fondatore di eBay Pierre Omidyar, per formare giornalisti investigativi africani.

Poi, nel gennaio 2019, arriva una notizia dal Ghana. Ahmed Hussein-Suale Divela, giornalista che aveva collaborato a un’inchiesta sulla corruzione nel calcio africano, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco da due uomini in motocicletta, ad Accra. L’indagine a cui aveva lavorato aveva documentato il pagamento di tangenti a funzionari del calcio, provocando uno scandalo internazionale. Qualche mese prima dell’omicidio, il parlamentare ghanese Kennedy Agyapong aveva mostrato pubblicamente il suo volto durante una trasmissione televisiva. Le circostanze e i mandanti dell’assassinio restano da chiarire.

Ossoff vola in Ghana per partecipare al funerale del collega. Sulle colonne del Washington Post denuncia i rischi affrontati dai giornalisti investigativi e chiede maggiore attenzione per la loro sicurezza. Anni dopo racconterà allo stesso quotidiano di aver maturato, proprio durante il lavoro sulle inchieste, la convinzione che per contrastare gli abusi di potere fosse necessario intervenire anche nelle istituzioni.

Così, nel settembre 2019, annuncia la candidatura al Senato. E tutto quel mondo – la corruzione, gli interessi privati e la responsabilità di chi esercita il potere – diventano alcuni dei temi ricorrenti delle sue campagne elettorali. Mentre quella familiarità con le telecamere, maturata seguendo il lavoro dei giornalisti e dei produttori di Insight TWI, tornerà utile qualche anno dopo, quando i video dei suoi interventi contro Donald Trump cominceranno a circolare sui social network ben oltre i confini della Georgia.

La prima volta che Jon Ossoff si presenta agli elettori è il 2017. Trump si è appena insediato alla Casa Bianca e nel sesto distretto della Georgia, tra i sobborghi benestanti a nord di Atlanta, c’è un seggio da assegnare. Lo ha lasciato libero Tom Price, chiamato dal nuovo presidente a guidare il dipartimento della Salute. È un territorio che da decenni vota rosso, ma Ossoff, appena trentenne, decide di provarci. I dem hanno ancora negli occhi la sconfitta di Hillary Clinton. E quella corsa alla Camera diventa uno dei primi banchi di prova per misurare la popolarità del nuovo inquilino della Casa Bianca.

Ossoff è poco conosciuto, ma in breve tempo cominciano ad arrivare donazioni da tutti gli Usa. John Lewis e Hank Johnson lo sostengono, mentre lui [...]

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