Non è necessario prevedere l’andamento futuro del Pil, evitare i ribassi di Borsa o essere efficienti nella selezione dei titoli. Basta avere pazienza, disciplina e tempo
Per investire con successo in Borsa servono i poteri paranormali di Gustavo Rol? Conoscenze specialistiche? Oppure relazioni influenti?
Niente affatto. Accumulare ricchezza investendo in azioni può essere facile, perché consente di partecipare all’innovazione e alla crescita globale. Non è necessario prevedere l’andamento futuro del Pil, evitare i ribassi di Borsa o essere efficienti nella selezione dei titoli. Basta avere pazienza, disciplina e tempo. Agli albori della mia carriera, 54 anni fa, gli investitori si trovavano davanti a molti ostacoli. Le informazioni erano scarse e non c’era internet. Reperire dati significava spulciare archivi cartacei e microfilm alla ricerca di notizie e rendiconti aziendali.
Fino al 1975, le commissioni sulle transazioni azionarie negli Stati Uniti erano generalmente del 2%. Gli ampi spread denaro/lettera – ossia lo scarto tra i prezzi offerti dagli acquirenti e quelli richiesti dai venditori – erodevano ulteriormente i rendimenti. Inefficienze simili hanno condizionato anche l’Italia, fino all’avvento delle contrattazioni telematiche a Milano nel 1991.
Poi sono arrivate le riforme, nella seconda metà degli anni ’80 l’Italia ha rimosso i controlli sui movimenti di capitale e poco dopo ha aperto l’accesso alla Borsa alle società di intermediazione mobiliare, stimolando la concorrenza. E le informazioni sui dati? Oggi gli smartphone elaborano migliaia di informazioni all’istante. Chiunque può aprire un conto online e fare trading a costi contenuti. Non solo, se si ha una scarsa capacità nella selezione dei titoli, oggi gli ETF consentono di assumere un’esposizione all’intero mercato: un evidente beneficio dei progressi del capitalismo.
Progressi che non si arresteranno. Consideriamo le prime 20 società globali per capitalizzazione di mercato nel 1970, tra cui AT&T e IBM. Nel 1990 solo 7 erano ancora nella top 20. Nel 2010 ne restavano solo 5. E oggi? Nemmeno una. Sono state tutte rimpiazzate da nuove imprese.
Questo continuo avvicendamento è una caratteristica del capitalismo. Le azioni permettono di sfruttare questa dinamica, l’oro e il bitcoin no. E nemmeno le obbligazioni.
Tuttavia, detenere l’intero mercato non consente di arricchirsi dall’oggi al domani. Bisogna ragionare in un’ottica graduale e globale. A partire dal 1969, il primo anno con dati attendibili, e fino al luglio di quest’anno le azioni italiane e quelle mondiali hanno registrato un rendimento, rispettivamente, del 9% e del 10% su base annualizzata. Le azioni statunitensi hanno guadagnato il 10% annualizzato in dollari Usa dal 1925.
Ciò non significa che non ci siano flessioni. I mercati azionari italiani dal 1969 hanno segnato un rialzo nel 64% degli anni; i listini dell’Eurozona e le Borse mondiali hanno fatto altrettanto nel 74% e 77% degli anni. In dollari Usa, l’indice S&P 500 a partire dal 1925 ha chiuso in positivo nel 74% degli anni. I cali di Borsa sono un dato di fatto, ma quei guadagni annualizzati del 9-10% includono anche gli anni negativi, persino il crollo del 47% nel 2008. Non va dimenticato! Molti invece credono che per investire con successo nel lungo periodo si debbano schivare i ribassi. Chi ci prova, di solito, fallisce miseramente. Credete di non avere abbastanza liquidità per iniziare? Eppure, investendo 1.200 euro all’anno (100 euro al mese) a un tasso composto pari anche solo all’8%, per un periodo di 30 anni si ottengono 147.000 euro. Il gioco vale la candela.
Dunque puntate sulle azioni: un investimento a lungo termine che contribuisce alla vitalità dell’economia mondiale.
*Presidente esecutivo di Fisher Investments Worldwide
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