Secondo un documento citato dal New York Times, l’obiettivo è causare il crollo del sistema energetico di Kiev. Intanto Zelensky denuncia: Putin ha ordinato ai generali di non obbedire più ad alcuna regola di guerra
La paralisi del traffico di Kiev è l’ennesima prova imposta alla capitale ucraina dagli attacchi dei russi, che negli ultimi giorni hanno oltrepassato una nuova linea rossa accanendosi sul Pivdennyi, il Ponte Sud, nella parte meridionale della città: un’infrastruttura cruciale per i collegamenti automobilistici tra le due rive del Dnipro e per la metro, costretta a chiudere in entrambe le direzioni dopo che i bombardamenti della notte di venerdì si sono aggiunti ai danni registrati giovedì, quando il ponte – utilizzato da decine di migliaia di pendolari – è stato ripetutamente colpito in pieno giorno. Le restrizioni al traffico decise per gli altri due ponti vicini, Paton e Metro, hanno contribuito a spaccare in due la città: strutture di questo tipo finora erano state generalmente risparmiate.
Ma ormai per Vladimir Putin ogni regola è saltata, ha detto ieri Volodymyr Zelensky parlando al Financial Times dal rifugio di una scuola raggiunta da un drone russo il giorno precedente: riferendo informazioni ricevute dall’intelligence ucraina, anche attraverso intercettazioni di alti funzionari del Cremlino, Zelensky ha spiegato che in settembre il presidente russo avrebbe ordinato ai propri generali di non obbedire più ad alcuna regola di guerra. L’obiettivo è intensificare tutto quanto serve a isolare e piegare la resistenza della popolazione, con il contributo dell’inverno. Scuole, ospedali, centri dati, telecomunicazioni, centrali elettriche, ora ferrovie e ponti.
L’allarme nasce anche da un documento intercettato che il ministro dell’Energia ucraino, Denys Shmyhal, ha condiviso nei giorni scorsi con i colleghi europei: ne parla il New York Times, che ne ha ottenuto una copia. Si tratta di un piano russo mirante a provocare il crollo del sistema energetico nazionale con l’impiego di mille tra missili, droni e bombe diretti contro centraline elettriche e idroelettriche e centrali termiche, stazioni di pompaggio e impianti di depurazione dell’acqua. L’allarme maggiore però riguarda le sotto-stazioni che forniscono elettricità alle centrali nucleari (a meno di un km dai reattori), per staccarle dalla rete e costringere l’Ucraina a chiudere le tre centrali rimaste operative. Il documento fa delle cifre: l’obiettivo è privare Kiev, Kharkiv e Odessa del 90% delle forniture di elettricità e di riscaldamento, e far saltare il sistema fognario.
Al quotidiano spagnolo El Paìs Zelensky ha detto che oltre a danneggiare le infrastrutture civili, Putin si propone di costringere gli abitanti della capitale a fuggire, alimentando nuovi flussi di profughi e creando ulteriori motivi di attrito con i Paesi europei confinanti.
Durante una riunione del Consiglio di Difesa ripresa sul canale Telegram, il sindaco di Kiev Vitaly Klitschko ha denunciato ieri «la situazione estremamente drammatica» in cui si trova la capitale: «Non è più possibile far finta di poter vivere come in tempo di pace! – ha detto -. Il nemico sta devastando Kiev. Le infrastrutture critiche, la logistica, gli alloggi, i servizi sociali. L’aggressore si è anche rimesso a distruggere il settore energetico». Ai vari servizi municipali il sindaco ha chiesto di coordinare i propri interventi e di «parlare onestamente» ai residenti della situazione, perché l’unità tra abitanti e autorità sarà l’unico modo per resistere agli attacchi e permettere a Kiev di rialzarsi.
Secondo Putin, la campagna d’inverno contro le infrastrutture dell’energia è la dovuta risposta agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, un costo per la Russia equivalente all’1% del Pil: ieri nel mirino sono tornati gli impianti di Lukoil a Volgograd, e una raffineria della regione di Samara. Il presidente ucraino tuttavia ritiene che attacchi e uccisioni di massa derivino dall’impossibilità dei russi di progredire nel Donbass: di fatto, l’intensificazione della guerra aerea contrasta con lo stallo del fronte nell’Ucraina orientale.
Qui da diversi giorni ormai è in corso quella che i generali ucraini hanno chiamato “Operazione Vivaldi”, una campagna in quattro fasi – le “stagioni” – che dall’area di Lyman sta ostacolando i tentativi russi di attaccare e circondare le cosiddette “città-fortezza” di Slovjansk e Kramatorsk. Un analista militare russo citato ieri dall’Istituto americano Studi di Guerra avrebbe affermato che la situazione per la Russia si sta deteriorando tra Lyman e Slovjansk, più a Sud. Mentre prosegue la controffensiva ucraina. Tenendo conto dei territori liberati con l’Operazione Vivaldi, l’Isw calcola che da marzo a oggi le forze russe avrebbero perduto il controllo di 293,59 km quadrati.
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