
Un museo enciclopedico che narra, in un percorso cronologico, i lavori dalla fine dell’Ottocento a oggi collezionati dal gallerista Roberto Casamonti
Per riassumere la Collezione Casamonti aperta il 25 settembre a Firenze a Palazzo San Giorgio, il termine più adeguato è enciclopedica. L’omonima Associazione per l’arte e la cultura si prende cura della gestione delle 28 sale espositive presso il Lungarno, rendendo fruibili oltre 250 opere di proprietà di Roberto Casamonti, fondatore nel 1981 della galleria Tornabuoni a Firenze. uno dei più rilevanti attori internazionali per l’arte Italiana del dopoguerra.
La bulimica passione per l’arte dell’ottantaseienne gallerista, sempre presente alle fiere, anche all’ultima Biennale Internazionale d’Antiquariato a Firenze, si riflette nella grande diversità di opere che animano le sale, divise su due piani sovrapposti e dal percorso largamente cronologico. Questa scelta facilita un approccio didattico ‘vecchio stile’, disgraziatamente fatto cadere nel dimenticatoio da direttori e curatori di molti musei pubblici, che paradossalmente sembrano comportarsi come un collezionista animato dalla propria scelta soggettiva, in questo caso viene paradossalmente messa in secondo piano.
Per il fondatore e la sua famiglia si tratta di un punto di arrivo importante che permette di espandere significativamente l’accesso pubblico (è previsto un biglietto di 15 euro) rispetto alla precedente sede aperta nel 2018 al piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni: lo spazio ristrutturato da Archea Associati (con la sensibilità del figlio architetto Marco Casamonti) non ha nulla da invidiare a musei affermati.
Per gli studenti e il pubblico a digiuno d’arte la visita guidata sotto la direzione di Jonathan Paonetti è indispensabile per potersi districare fra oltre un secolo di opere, orientandosi in una densità visiva che pochi musei possono permettersi.
La lista dei nomi inizia con Abramovic e finisce con Zorio, in termini generazionali da Giovanni Fattori a Francesco Vezzoli, passando per tutti i movimenti significativi del ‘900, con una forte prevalenza della pittura ma senza dimenticare forme più sperimentali come la fotografia performativa di Vanessa Beecroft, e un toccante video di Bill Viola.
Non ci si limita, dunque, come si potrebbe immaginare (sbagliando) al perimetro delle opere trattate dalla galleria; la scelta dei lavori predilige il valore storico e simbolico piuttosto che quello commerciale. Non mancano tuttavia opere milionarie come un immenso ‘Tutto’ di Boetti arazzo di quasi sei metri, ma si preferisce dare spazio ad una ‘anilina’ di Fontana del 1958 ed una sua ceramica degli anni ‘30, rispetto ai consueti ‘tagli’ regolari prediletti dal mercato.Difficile stimare il valore complessivo di mercato dell’insieme della raccolta, sicuramente nelle decine di milioni di euro, grazie anche a presenze internazionali ricercate, come un grande lavoro del 1984 di Basquiat, opere di Kandinsky, Klee, Picasso. Proprio dal confronto con questi grandi nomi [...]

