La drill è già diventata una convenzione

Forse il vero post-trap comincia quando finisce l’idea che debba esistere un genere abbastanza stabile da avere un nome

Nel luglio del 1965 Dylan salì sul palco del Newport Folk Festival con una chitarra elettrica. Fischi, proteste, accuse di tradimento. Per una parte del suo pubblico non aveva cambiato suono, ma smesso di essere Dylan. Sessant’anni dopo sappiamo chi aveva ragione e possiamo sorridere dei puristi che consideravano una Fender Stratocaster una minaccia alla civiltà occidentale.

Poi sentiamo un pezzo trap o drill: non sanno cantare, è la colonna sonora dei maranza. Ed eccoci di nuovo a Newport, solo dalla parte sbagliata del palco. L’analogia con Dylan finisce qui. Lo scandalo può essere lo stesso, la posta in gioco no. La trap, mezzo secolo dopo, ha messo in scena un’altra emancipazione: entrare nel mondo dalla porta principale anziché cambiarlo. Denaro, lusso, automobili diventano così simboli del potere da conquistare, non da distruggere.

Questa musica è il Wilhelm Meister nelle cuffie di milioni di adolescenti, l’apprendistato sentimentale di una generazione convinta di essere la prima a innamorarsi, arrabbiarsi e sentirsi fuori posto. Può non piacere, ma il gusto è una cosa, capire ciò che si sta ascoltando un’altra. L’odioso riflesso boomer è scambiare i codici con cui riconosciamo il valore per il valore stesso. È possibile che un brutto pezzo drill sia semplicemente un brutto pezzo drill. Ma non perché non somigli a De André. E nemmeno a Frankie hi-nrg.

La scena trap italiana è tra le più vaste al mondo. Forse perché la periferia non è più soltanto geografica. Ma anche quella rivoluzione è finita. Non perché sia scomparsa, ma perché ha vinto. Viene diffusa nei camerini di Bershka, i rapper riempiono gli stadi, Sfera Ebbasta fa parte del paesaggio nazionale e la periferia è diventata un’estetica commerciabile.

La prima risposta è stata la drill. Ma appena abbiamo imparato a pronunciarne il nome, è già diventata una convenzione. Dal suono di Detroit di Artie 5ive – a Venaria apre con «coltivate i vostri sogni» e chiude con «idratatevi», la rivolta ha imparato a prendersi cura di sé – si arriva a Kid Yugi, che porta letteratura e cinema sopra basi nerissime. Ghali e Astro cercano invece nella contaminazione una propria visione.

Drill, nello slang di Chicago, vuol dire fare sul serio, andare allo scontro. All’inizio degli anni Dieci, nel South Side, diventa un suono ossessivo e minaccioso e trova in Chief Keef il suo primo interprete globale. In Italia passa da Nabi, cresciuto tra Parigi [...]

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