
Rodomonti (Anica): i creator attirano i giovani e portano soluzioni innovative
Riduttivo etichettarli come “influencer”. Dietro questa attività, capace di raggiungere centinaia di migliaia, talvolta milioni di persone, sta prendendo forma un nuovo pezzo della filiera audiovisiva. Autori, produttori, editori, distributori di fatto e soprattutto proprietari di una relazione diretta con il pubblico. Proprio quella che il cinema, soprattutto quando guarda alle generazioni più giovani, considera sempre di più come il Santo Graal.
Il salto atteso sta nel passaggio dalla promozione dei film alla filiera che li pensa, li produce e li porta al pubblico. «Si va assolutamente in questa direzione», dice al Sole 24 Ore Carlo Rodomonti, presidente dell’Unione Editori e Creators Digitali di Anica, sezione di cui fanno parte, fra gli altri, realtà che vanno da Be Content, a Show Reeel Agency, a TikTok Italy.
Nel frattempo, per la prima volta la Biennale apre uno spazio editoriale ufficiale ai creator. Dal 2 settembre debutterà al Lido “Good Morning Venezia”, digital show realizzato dall’Unione Editori e Creators Digitali di Anica in collaborazione con la Biennale per raccontare attraverso i creator i film della sezione “Orizzonti”. E il 7 settembre, all’interno del Venice Production Bridge, arriverà “Creators Meet Cinema”, primo evento ufficiale della Mostra dedicato alla creator economy e al suo impatto sull’audiovisivo.
«Hanno il ruolo di raccontare il dietro le quinte del cinema: interviste, approfondimenti», spiega Rodomonti. Il risultato viaggerà su YouTube, Spotify e sulle altre piattaforme. Grazie al loro rapporto quotidiano con le community, i creator potranno fungere – questo, almeno, è l’obiettivo – da ponte fondamentale per avvicinare i giovani al cinema.
Per il cinema l’opportunità diventa allora capire dove collocare questa nuova industria. «Il passaggio culturale da fare – spiega Rodomonti – è proprio questo. Pensare al creator soltanto quando il film è terminato significa utilizzarne una parte molto limitata delle potenzialità. Il creator conosce una community, ne interpreta linguaggi e interessi e può contribuire alla costruzione del rapporto fra un’opera e il suo pubblico molto prima dell’uscita».
In più «i creator possono introdurre soluzioni innovative per ridurre i costi di produzione, grazie alla loro esperienza con modelli a basso budget. La loro sensibilità verso il pubblico giovane è preziosa anche in fase di sceneggiatura». Del resto esempi non mancano. “Obsession”, realizzato con 750mila dollari, ha incassato 400 milioni di dollari grazie a una produzione efficiente e una strategia social mirata. “Backrooms” dimostra come un’idea nata online possa diventare un fenomeno virale e poi un film di successo.
Per questi nuovi talenti nati all’interno del nuovo ecosistema legato a piattaforme, web e social la strada è quella dell’affermazione come professionisti capaci di generare valore culturale ed economico. La regolamentazione e la professionalizzazione sono passi cruciali per formalizzare questa sinergia. «C’è una proposta di legge che sta prendendo corpo in Parlamento. Sarà un passaggio chiave», conclude Rodomonti.
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