
Non bisogna obbligare i medici a lavorare nel pubblico, ma interrogarsi sulle condizioni che lo rendono sempre meno desiderabile.
L’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore l’8 ottobre, «La fuga dal SSN comincia dai giovani medici», riporta al centro una questione cruciale: la difficoltà del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere i professionisti di cui ha bisogno. Nel recente bando per le specializzazioni mediche, su 15.503 posti disponibili, il 24,9% non è stato assegnato, con carenze particolarmente elevate in medicina d’emergenza-urgenza. Non mancano le vocazioni: i giovani continuano a scegliere la medicina, ma sempre più spesso non vedono nel servizio pubblico il luogo in cui costruire il proprio futuro. La questione non è soltanto quanti medici formiamo, ma quale futuro sappiamo offrire loro.
Formare un medico richiede investimenti e un ecosistema di università, ospedali, tutor e ricerca. Se il sistema non riesce a trattenerlo, le competenze possono trasferirsi altrove mentre i costi della formazione restano alla collettività. Non significa obbligare i medici a lavorare nel pubblico, ma interrogarsi sulle condizioni che lo rendono sempre meno desiderabile. Qui si inserisce il concetto di Dividendo Sociale Sistemico: il valore nasce dalle risorse e dalle relazioni condivise e si mantiene preservando le condizioni che lo generano. In sanità, questa risorsa è il patrimonio umano e professionale, senza il quale nessuna tecnologia può garantire cure di qualità. Le scelte dipendono da retribuzioni, carriera, qualità della formazione, carichi di lavoro e conciliazione con la vita personale. Il senso del dovere non può compensare all’infinito le criticità organizzative, né la vocazione giustificare il mancato riconoscimento economico e sociale. Un pronto soccorso non può scegliere di avere meno pazienti complessi, né una comunità meno anziani fragili. La programmazione deve partire dai bisogni delle persone. Perdere un professionista esperto significa perdere esperienza e capacità decisionali: il personale è l’infrastruttura umana del servizio, non una semplice voce [...]

