
Il campionato si infiamma con la Lazio leader, la Juventus che ritrova la vittoria e polemiche arbitrali, mentre Frosinone e Como sorprendono con prestazioni di rilievo
Che affascinante rebus, questo campionato! Tutti sgomitano per farsi notare. Ma chi merita la copertina?
Forse la Lazio che battendo anche il Cagliari (2-1) è sola al comando dopo la fragorosa caduta dell’Inter nel derby? Oppure il Milan che ha bullizzato i nerazzurri (3-1) sei giorni dopo averne prese quattro dal Bologna?
Anche dietro, parliamo delle inseguitrici, non si scherza. La Roma di Gasperini, a un solo punto dall’Inter, è un inesorabile caterpillar. L’Udinese, in caduta libera, è stata fatta a pezzi (5-2) in neanche quaranta minuti decretando l’esonero dell’allenatore Runjaic. E per quanto teneri siano i friulani (7 sconfitte nelle ultime 8), la Roma finora non ha fatto sconti a nessuno con una media di 2,4 punti per gara.
Qualcun altro da segnalare? Sì, il Como e il Frosinone, sempre più lanciati. La squadra di Fabregas, quarta a 5 punti dalla Lazio, da tempo non sorprende più. Forse non sarà da scudetto, ma da Champions sicuramente. Questa volta, nel Venezia, trova però un avversario combattivo. L’uno a zero a favore dei lariani (rigore del francese Da Cunha al 43’) è molto sofferto. Una vittoria poi sporcata da un marchiano errore arbitrale perché al Venezia, sullo zero a zero, non è stato concesso, per intervento del Var, un evidente penalty per fallo di mano di Milla.
Da notare che l’arbitro, Maria Ferrieri Caputi, aveva subito optato per il rigore. Richiamata dal Var, ha poi revocato la sua decisione non assegnando il rigore agli ospiti. Peccato perché aveva ragione lei e torto il Var, quest’anno ormai una scheggia impazzita. Non solo lascia passare di tutto, ma quando interviene, come questa volta a Como, lo fa addirittura sbagliando. E mettendo quindi in difficoltà la direttrice di gara.
Il designatore Orsato, presente in tribuna, non sarà molto contento. Del resto questo episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di errori clamorosi. Una brutta vicenda. Dove a farne le spese, oltre al Venezia, è stata la direttrice di gara cui sono stati rivolti pesanti insulti e diverse offese sessiste. «Per me era rigore netto», ha riconosciuto anche Fabregas, l’allenatore comasco. Quello del Venezia, Davide Nicola, ha chiesto giustamente l’intervento dell’Associazione Italiana Arbitri. Una brutta giornata per le giacchette nere. Un altro colpevole errore, ma questo in Frosinone-Torino, viene infatti dalla mancata espulsione del granata. Aboukhlal (solo ammonito) per un grave fallo su Raimondo, poi costretto ad uscire. In questo caso, dove avrebbe dovuto intervenire, il Var ha fatto orecchie da mercante.
Infortunio di Raimondo a parte, per il Frosinone è un momento magico. Sesta a un punto dal Milan, la squadra di Alvini ha battuto ( 2-0 ) il Torino con gol di Ghedjemis e Calò. I ciociari, neopromossi, sono un’altra sorpresa di questo torneo burlone che si diverte a rimescolare le carte. Venti punti sono già metà della soglia salvezza, ma la domanda che molti si fanno è dove voglia veramente arrivare un gruppo che vince in allegria. Arrivato in serie A partendo dalla Promozione, Massimiliano Alvini, 57 anni, toscano di Fucecchio come Indro Montanelli, è la prova provata che in Italia produciamo ottimi allenatori. Citando lo scrittore Albert Camus, Alvini racconta di aver fatto la gavetta girando la provincia. Il suo mantra, come Arrigo Sacchi è l’Intensità. E anche se, come il venerabile maestro, in gioventù ha venduto scarpe, Alvini ha però un approccio più leggero e spigliato. Fare calcio lo diverte. E questa sua passione la trasmette ai giocatori.
Tornando in vetta, bisogna dire che la Lazio ha superato l’ostacolo più difficile: quello emotivo, di [...]

