Per ingegneri e profili tecnici le difficoltà di reperimento raggiungono il 65 per cento. Introvabili anche i ruoli operativi di fabbrica
Dal 27%, poco più di un caso su quattro, a oltre il 42%, non lontano da uno su due. Dall’ultima estate pre-Covid a oggi sono passati solo pochi anni ma le rilevazioni di Unioncamere-Excelsior sulla difficoltà di reperimento dei lavoratori evidenziano un salto epocale, che lascia pochi dubbi sull’aggravarsi del problema.
Se in passato la domanda di lavoro da parte delle imprese era strutturalmente inferiore all’offerta, con il risultato di generare elevati tassi di disoccupazione, ora il quadro è diverso. Senza voler guardare ad aree ridotte nei valori assoluti come Trentino Alto-Adige e Val d’Aosta, in Lombardia il tasso di senza lavoro è sceso al 2,8% nel primo trimestre, più che dimezzato rispetto al periodo pre-Covid.
Calo demografico ed espatrio dei giovani stanno creando una situazione nuova, in cui per le imprese risulta progressivamente più difficile colmare le esigenze di organico. E questo pur in presenza di un trend di medio termine discendente: l’Istat certifica infatti come tra il 2007 e il 2024, a fronte di una crescita di occupati in Italia di 2,4 milioni, l’area della manifattura si sia ridotta di ben 690mila unità (il 17%), con i cali principali concentrati nel settore del tessile-abbigliamento e in misura minore negli altri comparti tradizionali (industria del legno, della lavorazione dei minerali non metalliferi, degli articoli di gomma e materie plastiche), maggiormente esposti alla concorrenza delle economie emergenti.
La “fame” di addetti è però crescente e in particolare le opportunità nelle lauree Stem sono evidenti guardando alla difficoltà di reperimento, che oscilla tra il 55 e il 65% per ingegneri e tecnici vari. Anche se le punte più alte, nell’ordine del 70%, vi sono per alcune figure specializzate di fabbrica, come ad esempio i saldatori, dove le difficoltà nel trovare il profilo adatto si palesano in sette casi su dieci. «Per noi – spiega l’imprenditrice lombarda Miriam Gualini – la ricerca può durare anche 3-4 mesi e in ogni caso di profili italiani per la saldatura non ve ne sono, è un mestiere che oggi fanno solo gli stranieri. Ma i problemi sono anche altrove: da sei mesi cerchiamo invano due tecnici per realizzare i disegni da portare in produzione».
Dai dati della maggiore agenzia di lavoro interinale in Italia, Adecco, si evince come anche tra le figure operative in effetti le carenze siano rilevanti: l’operaio generico metalmeccanico è la figura più richiesta in ogni Regione e le percentuali di copertura dei profili ricercati sono in molti casi inferiori al 50%, tra elettricisti e saldatori, manutentori e montatori meccanici. Per inJob, inoltre, le percentuali salgono al 73% per i fabbri. E non a caso, alcune sperimentazioni di nuove tecnologie per i robot umanoidi, ad esempio quelle avviate da Fincantieri con Generative Bionics nei saldatori, si muovono proprio in questa direzione, andando a colmare attività in cui la richiesta delle aziende supera in modo strutturale l’offerta. Come accade su livelli superiori di formazione per gli ingegneri, come certificato dall’ultima indagine del Politecnico di Milano: il 99% dei laureati magistrali italiani è occupato a un anno dal titolo e il 95% trova lavoro entro sei mesi mentre quasi un terzo risulta già occupato alla data della laurea. Per quanto la “fuga” all’estero sia ampiamente minoritaria (in Italia resta l’88% degli studenti italiani, il 70% di quelli internazionali) il nodo delle retribuzioni è evidente: anche a fronte di una scarsità crescente di queste figure lo stipendio medio netto è addirittura in calo, dai 1.944 euro al mese della precedente edizione del sondaggio ai 1.880 euro attuali. Dati coerenti con il campione nazionale di AlmaLaurea, che vede per tutte le lauree una media di 1.396 euro, in lieve calo rispetto ai 1.410 dell’anno precedente. Anche se all’interno delle medie si osservano situazioni diverse.
«Il nostro livello retributivo di ingresso per i laureati è stato alzato in media di 100 euro – spiega Alberto Fietta, responsabile delle risorse umane di Sdf (quasi 4mila addetti nel mondo nella meccanizzazione agricola) – in particolare per alcune figure come ingegneri elettronici o del software. Vero è che nella nostra filiale tedesca i salari di ingresso sono comunque più alti: da noi 2.400 euro, in Germania 3.500. Oggi i giovani guardano certamente alla retribuzione, ci mancherebbe, ma anche e soprattutto alla chiarezza del percorso di crescita. Ecco perché essere in una multinazionale come la nostra, con la possibilità di fare esperienze in India, Turchia, Cina o nella stessa Germania, è senza dubbio un valore in termini di attrattività».
Spazi nuovi nella manifattura si aprono per lauree in passato dedicate alla ricerca o all’insegnamento, come matematica. La stessa Sdf, che da poche settimane ha avviato un dipartimento di AI transformation, si appresta ad inserire profili di questo genere.
«L’intelligenza artificiale – spiega Fabrizio Lillo, consigliere al placement alla Scuola Normale Superiore di Pisa – ha fatto crescere enormemente la ricerca di profili quantitativi. La nostra vocazione è quella di creare dei ricercatori ma è vero che ormai molte di queste attività si svolgono nell’industria o nell’hi-tech. Un nostro diplomato in matematica pura, ad esempio, è andato in Amazon Web Services e in generale per questi profili notiamo un numero crescente di richieste da parte della manifattura. Per dare un’idea, già 50 aziende hanno chiesto di partecipare al prossimo evento della Normale in cui presentiamo le nostre attività».
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