
Secondo un report di Indeed, per l’87% delle aziende a livello internazionale poter contare su un’organizzazione agile è molto importante per il business. Il 64% di chi cerca lavoro è d’accordo
La nuova flessibilità, che combina modalità flessibili o ruoli flessibili, tra cui il lavoro occasionale e a contratto, incarichi interinali o frazionali, con cambi di carriera, lavori da remoto in modalità “nomade digitale”, posizioni supportate dall’Ai e rotazione dei ruoli, favorisce l’incontro di imprese e candidati, soprattutto delle generazioni più giovani, la Z in particolare, che non considera avere un lavoro stabile e dipendente necessariamente una priorità ed è disposta anche a valutare forme di lavoro autonomo. E’ un trend emerso da un report di Indeed e YouGov che hanno sondato quasi 3mila datori di lavoro e oltre 7mila lavoratori tra Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Messico, Paesi Bassi, Regno Unito, Singapore e Stati Uniti.
Per Gianluca Bonacchi, Talent Strategy Advisor di Indeed, nel mondo in continua evoluzione in cui viviamo, «siamo costretti a ripensare il concetto stesso di lavoro, introducendo una organizzazione agile della forza lavoro. Questo nuovo sistema ibrido e dinamico, in grado di fornire benefici ad aziende e lavoratori, richiede cambiamenti che possono risultare destabilizzanti, ma che sono ormai imprescindibili per ottimizzare i risultati di business. La capacità di offrire modalità lavorative diversificate si trasforma in un asset strategico per rispondere efficacemente alle esigenze delle diverse categorie di lavoratori e lavoratrici, garantendo benefici reciproci». Tra l’intelligenza artificiale che sta riscrivendo le regole a un ritmo senza precedenti da un lato e le aspettative dei lavoratori che stanno evolvendo dall’altro, l’agilità organizzativa avvicina sempre più aziende e candidati. In media, a livello internazionale, l’87% delle aziende dichiara che poter contare su un’organizzazione agile della forza lavoro è “molto” importante per i propri obiettivi di business e il 64% di chi cerca lavoro è d’accordo.
Analizzando i settori, quelli dove la flessibilità è estremamente o molto importante sono l’edilizia e il settore minerario (93%), l’It (92%), l’accoglienza e la ristorazione (90%), i servizi finanziari e bancari (89%), i trasporti. Quelli in cui le aziende prevedono di incrementare i collaboratori flessibili e non tradizionali sono invece media, pr e marketing (59%), It (58%), edilizia e settore minerario (58%), risorse umane (56%), vendita al dettaglio (54%)
Chi cerca lavoro in Italia accoglie il lavoro flessibile più facilmente rispetto alla media globale. Candidati e aziende in Italia sono infatti leggermente al di sopra della media globale nell’adozione del lavoro flessibile. Gli ultimi dati Istat su occupati e disoccupati (relativi a giugno 2026) ci dicono che in Italia negli ultimi mesi gli occupati a termine, pur essendo una quota minoritaria, continuano ad aumentare. Secondo l’ultima rilevazione sono 2 milioni e 542mila (rispetto ai 16 milioni e 491mila di quelli permanenti) e crescono a un ritmo più sostenuto: giugno su maggio 2026 ha registrato un incremento del 3,7%, aprile-giugno su gennaio marzo 2026 del +7% e giugno 2026 su giugno 2025 del + 1,3%.
Tornando alla rilevazione Indeed il 28% di chi cerca lavoro si identifica principalmente come lavoratore flessibile, rispetto al 21% nei mercati analizzati. Allo stesso tempo, il 56% delle aziende in Italia impiega lavoratori occasionali, rispetto al 53% a livello globale. Per chi cerca lavoro in Italia, le principali motivazioni per cercare un lavoro flessibile sono la flessibilità (30%) e l’equilibrio tra vita professionale e privata (29%). Le aziende ne sono consapevoli: il 31% afferma che uno dei motivi principali per cui assume collaboratori occasionali è soddisfare la richiesta di flessibilità e autonomia da parte dei dipendenti. Questo contrasta con la media globale, dove le aziende sono maggiormente motivate dalla flessibilità organizzativa (25%) piuttosto che dalla risposta alle preferenze dei lavoratori (23%). Tra tutti i Paesi presi in esame, l’Italia è tra quelli più scettici nei confronti dell’IA. Il 70% dei datori di lavoro ritiene che l’IA giovi sia alle aziende sia ai lavoratori, 5 punti percentuali sotto la media globale e ben al di sotto di Paesi particolarmente favorevoli all’IA come India (89%) e Messico (87%). Anche chi cerca lavoro è diffidente: solo il 45% afferma che l’IA è vantaggiosa sia per le aziende che per i lavoratori. Entrambi i gruppi sono inoltre poco convinti della capacità dell’IA di spingere lavoratori ad alta retribuzione verso ruoli flessibili: solo il 37% delle persone in cerca di lavoro (rispetto al 44% a livello globale) e il 60% dei datori di lavoro (rispetto al 68% a livello globale) ritengono che l’IA stia creando opportunità.
Quando si parla di assunzioni, il grande tema non è più quello di proporre il posto fisso e un ruolo statico, ma costruire team molto compositi con collaboratori fissi, freelance, interinali, consulenti a progetto o talenti interni temporaneamente trasferiti, in base alle necessità dell’azienda. Se oggi oltre la metà, il 53% dei datori di lavoro prevede di aumentare il ricorso a lavoratori flessibili, ponendo la domanda con riferimento ai prossimi mesi, allora la percentuale sale al 67%. Se oggi un candidato su 4 (25%) si aspetta di ricoprire questi ruoli, nei prossimi mesi questa percentuale sale di ben 20 punti, al 45%. Alla base di questo trend ci sono l’efficienza che porta a ricercare maggiore flessibilità, l’autonomia per i team, la migliore allocazione delle risorse e il ricorso ai talenti flessibili per colmare la carenza di competenze specialistiche a cui costringe il progresso tecnologico continuo. Del resto molte imprese si chiedono se abbia senso assumere a tempo pieno quando non sanno nemmeno quale sarà la descrizione della stessa posizione tra 18 mesi. L’Hiring Lab di Indeed ha rilevato che oltre la metà degli annunci di lavoro pubblicati è destinata a cambiare almeno moderatamente a causa dell’IA, e il 26% è destinato a una trasformazione radicale.
L’organizzazione agile viene apprezzata per la maggiore libertà e il controllo sul proprio tempo (29%) e per il migliore equilibrio tra vita e lavoro (26%). I benefici si riflettono anche sul miglioramento del benessere (55%).
Va però detto che una quota maggioritaria di lavoratori, il 63% preferisce il lavoro dipendente e il 55% considera i ruoli a termine non compatibili con la carriera. Non mancano le preoccupazioni legate al reddito, alla mancanza di prospettive di lungo termine, al timore di pagamenti non regolari. Ferie retribuite, assicurazione sanitaria aziendale, piani di risparmio pensionistici sarebbero incentivi molto importanti per fare cambiare idea a chi guarda con maggiore interesse al posto fisso.
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