La professione di farmacista in crisi, la sceglie solo il 48% dei laureati in farmacia

Cala anche il numero dei laureati. I giovani farmacisti vanno in «tour» in 11 atenei per ascoltare le aspettative degli studenti

Se quella del farmacista un tempo era una professione ambita che i genitori sognavano per i figli accanto a quella del medico o del notaio oggi i giovani freschi di laurea in farmacia la pensano diversamente, almeno in maggioranza preferendo magari andare a lavorare nelle aziende della farmaceutica o della chimica. Visto che ormai meno della metà dei laureati (il 48,1%) lavora in una farmacia a tre anni dal titolo, quando invece erano quasi tre su quattro (il 72,8%) nel 2010 mentre nel 2020 erano ancora il 66%, segno che questo crollo di appeal della professione si è accentuato soprattutto negli ultimi anni. Un vero paradosso se si pensa che la farmacia è esplosa con il Covid diventando il fulcro di tanti nuovi servizi – dalle vaccinazioni fino alla telemedicina – con il riconoscimento ufficiale nella manovra dell’anno scorso che stanzia 50 milioni l’anno per la farmacia dei servizi. A mettere in fila i numeri che raccontano la crisi di una delle professione più prestigiose è la Fenagifar, la Federazione nazionale delle associazioni dei giovani farmacisti che ha deciso di avviare un tour – «Il farmacista che verrà» – in 11 atenei (si comincia domani alla Sapienza di Roma) per cambiare questa narrativa e raccogliere innanzitutto le aspettative degli studenti. Che sono tra l’altro sempre di meno perché anche i laureati in farmacia sono in calo costante: erano oltre 5mila 10 anni fa sono crollati [...]

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