Arte, musica, nuovi usi degli spazi e cultura gastronomica: Terrae Motus è il primo banco di prova
Che cosa deve fare una Reggia nel XXI secolo? Conservarsi, ma poi? Valorizzare, attrarre, educare, produrre cultura e magari reddito, possibilmente senza trasformarsi in un duty free. Caserta è un buon posto per cercare una risposta, perché un monumento non muore soltanto quando viene abbandonato, ma anche quando diventa perfettamente intoccabile.
A Caserta Vanvitelli concepisce una delle più formidabili macchine simboliche del Settecento, dove architettura, paesaggio e potere coincidono. Dentro questa celebrazione della durata abita dal 1993 un corpo estraneo, Terrae Motus, 72 opere raccolte dal gallerista Lucio Amelio dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 e destinate alla Reggia per sua volontà. Beuys, Warhol, Kounellis, Pistoletto, Paladino, Mapplethorpe. Arte nata da ciò che, in pochi secondi, era crollato.
T.S. Eliot sosteneva che ogni opera nuova modifica il modo di leggere quelle precedenti.
Vale anche per i musei, conservare non significa congelare. Terrae Motus è il primo banco di prova. Antonio Tarasco, da luglio alla guida ad interim della Reggia, ha incaricato una commissione di ripensare spazi e criteri espositivi della collezione, che per testamento deve restare nel complesso vanvitelliano. Non si tratta soltanto di sistemare 72 opere, ma di far dialogare due idee opposte del tempo.
Jean-Jacques Aillagon, presidente di Versailles dal 2007 al 2011, spalancò la reggia all’arte contemporanea con Jeff Koons, Xavier Veilhan, Takashi Murakami e uno strascico di scandalo che contribuì ancora più delle opere al rilancio del sito. Una reggia deve rappresentare il passato o può tornare a produrre forme e conflitti? Aillagon, cui si deve anche la legge francese sul mecenatismo che ha cambiato il rapporto fra imprese e cultura, ha lasciato una lezione più importante delle mostre. Versailles continua a sperimentare. Oggi si può mangiare da Alain Ducasse e partecipare a un rave di musica elettronica all’Orangerie. Le regge, prima di diventare musei, erano tutt’altro che silenziose, macchine di rappresentazione, consumo, spettacolo e sociabilità.
Tarasco allarga la domanda all’intero monumento. «Per troppo tempo abbiamo considerato la Reggia il monumento [...]
Articolo successivo
Arabia Saudita: attacco ad aeroporto Dammam, un morto e otto feriti

