La siccità divide in due il Reno e il 70% della Francia è sotto restrizioni idriche

La navigazione su una delle principali arterie commerciali europee rischia di interrompersi in Germania: a Kaub, tra Coblenza e Magonza, l’acqua è ai livelli più bassi mai registrati. In crisi anche Danubio e Vistola

In Germania, la siccità rischia di spaccare in due il Reno, una delle principali arterie commerciali europee. In Francia, l’uso dell’acqua è sottoposto a restrizioni in quasi il 70% del territorio nazionale. In Ungheria, Romania, Austria, Slovacchia, Serbia e Bulgaria, i bassi livelli del Danubio mettono in crisi la produzione di elettricità. In Ungheria, in particolare, la centrale nucleare di Paks ha già dovuto quasi fermare i suoi reattori, perché l’acqua per il raffreddamento non basta e quella che c’è è troppo calda. Anche la Vistola, a Varsavia, è ai minimi storici.

Con le ondate di calore e gli incendi, la siccità è una delle molte facce della crisi climatica, che impone un caro prezzo, in termini di vite e danni economici. A differenza di altre crisi, in questo caso non si potrà però parlare di un “cigno nero”. Tutt’altro: da decenni scienziati e ambientalisti provano a mettere in guardia sulle conseguenze del global warming.

Se la situazione del Po è drammatica, quella del Reno inquieta mezza Europa. Secondo l’Associazione tedesca della navigazione interna, «nel corso della settimana, e per la prima volta, il Reno non sarà più navigabile in modo continuo e sarà di fatto diviso in due». Lo spartiacque è a Kaub, tra Coblenza e Magonza, dove l’acqua è ai livelli più bassi mai registrati (sotto i 20 cm). Come sottolinea in una nota Carsten Brzeski, di ING Research, il Reno è «l’infrastruttura attorno alla quale si è fisicamente sviluppata gran parte dell’industria tedesca». Sulle sue acque passano circa 285 milioni di tonnellate di merci l’anno, che fanno del fiume «il corridoio logistico più importante d’Europa dopo il mare aperto». Il Reno collega Rotterdam al distretto siderurgico della Ruhr, a quello del Meno e al complesso chimico di Ludwigshafen. «Quando il suo livello si abbassa, l’impatto colpisce il cuore stesso dell’industria tedesca», continua Brzeski.

Durante la siccità del 2018, i volumi della navigazione interna si sono ridotti di circa un quarto, con un calo della produzione industriale dell’1%. Complessivamente, secondo l’economista di ING, la crescita del Pil avrebbe perso circa lo 0,3%. Un nuovo episodio del genere renderebbe ancora più asfittica la ripresa tedesca.

Il ministro dei Trasporti, Steffen Bilger, ha proposto di sospendere temporaneamente il divieto di circolazione dei camion la domenica e nei giorni festivi, per trasferire una parte dei trasporti essenziali dal fiume alla strada, seguendo l’esempio del Saarland e della Renania-Palatinato. Come ricorda però Brzeski, «sostituire una singola chiatta, può richiedere fino a 100 camion o un intero treno merci».

Anche a Lobith, al confine tra la Germania e l’Olanda, la portata del Reno è a un nuovo minimo storico. Circa 600 imbarcazioni passano da qui ogni giorno. L’Aja ha dichiarato lo stato di carenza idrica già il 16 luglio.

Dalla Germania alla Francia: domani, il ministero per la Transizione ecologica terrà una riunione d’emergenza a Parigi, per affrontare la crisi idrica che già impone limitazioni all’uso dell’acqua in agricoltura, per le piscine, il lavaggio auto e le aree verdi.

Secondo il ministero dell’Agricoltura, quest’anno il raccolto di mais in Francia sarà il più scarso dal 1980, con un calo del 35%. Scende anche la produzione di frumento, orzo e altri cereali (-5,2%).

Ma è tutta l’Europa a dover affrontare un calo marcato della produzione di cereali, con gli effetti delle condizioni meteorologiche estreme, che si sommano a quelle della guerra in Iran.

Un recente paper del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e del Politecnico di Milano stima che la siccità che ha colpito l’Europa nel periodo 2015-2018 sia costata 439 miliardi di euro, riducendo la crescita del Pil di Ue e Regno Unito del 2,7% e causando la perdita di 5,8 milioni di posti di lavoro. Con temperature medie globali più alte di 2° rispetto al periodo pre-industriale, il costo raddoppierebbe.

In un comunicato di fine luglio della World Weather Attribution, Sarah Kew, climatologa del Royal Netherlands Meteorological Service, affermava che «il clima europeo sta cambiando rapidamente», trasformando periodi di siccità che sarebbero stati «gestibili» in eventi «gravi». E per Mariam Zachariah, dell’Imperial College di Londra, «ciò che è più allarmante è che queste condizioni si stanno verificando con un riscaldamento di 1,4°. Se i gas serra facessero salire le temperature fino a 2,8°, come previsto, le probabilità» che si verifichino le condizioni base per siccità estreme «potrebbero raddoppiare».

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