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L’elettronica di consumo rischia di diventa un lusso e allora i più giovani riscoprono telefoni «stupidi», fotocamere, lettori musicali e retrogaming. Si chiama anemoia: nostalgia per un’epoca che non si è mai vissuta.
L’iPhone Duo, il telefonino pieghevole di Apple, può arrivare a costare la cifra impegnativa di 3.869 euro. Ma non è solo Cupertino ad aumentare i prezzi. Il costo delle memorie DRAM è quintuplicato in un anno per colpa del successo dell’AI e nei negozi i prezzi dell’elettronica sono lievitati fino al 20%. E secondo gli esperti non scenderanno almeno per i prossimi due anni. Smartphone, PC, tablet, smartwatch rischiano di diventare oggetti di lusso.
E i giovani, la Gen Z, chi insomma ha meno di trent’anni, sembrano avere trovato una via d’uscita: l’analogico. La parola da imparare è “anemoia” che possiamo tradurre come la nostalgia per un’epoca mai vissuta direttamente. Milioni di persone riscoprono supporti fisici come Walkman, cassette, iPod e Game Boy.
Probabilmente come reazione al mondo digitale iperconnesso e «senza attrito» spinto dalla Silicon Valley, guadagnano terreno i telefoni essenziali («stupidi» o a conchiglia), scelti deliberatamente per limitare la tecnologia nella vita quotidiana. Sui social network l’hashtag #nostalgia e il recupero della cultura pop anni ’90 creano legami comunitari e un senso di umanità condivisa.
Difficile spiegare come i giovani della Generazione Z cerchino rifugio nell’estetica e negli oggetti del passato. Magari per sfuggire all’ansia e all’omologazione del mondo iperdigitale e guidato dall’intelligenza artificiale.
A chi ha vissuto gli anni Ottanta e Novanta in gioventù piace pensare che sia in atto una ribellione commerciale, una sorta di revisione critica del telefonino.
Lo smartphone è diventato un accentratore universale che frammenta costantemente l’attenzione. Nel frattempo, studi scientifici e processi hanno messo a nudo l’anima da slot machine dei social potrebbe, ma è solo una suggestione, avere spinto la Gen Z verso la tecnologia rétro.
L’alternativa contemporanea sembra quella di sostituire le singole funzioni del telefono non con vecchi oggetti obsoleti, ma con moderni dispositivi che, per capirci, hanno uno scopo unico, sanno fare bene una cosa, e sono caratterizzati da design d’avanguardia, limiti precisi e una forte componente tattile.
Sullo sfondo – è sempre un’elucubrazione di chi scrive – c’è forse una critica più ampia al modello economico attuale («non possedere nulla»), dominato da servizi in streaming e abbonamenti digitali dove gli utenti non possiedono più beni materiali o contenuti. Tornare a dispositivi fisici e a memorie tangibili rappresenta un piccolo atto di resistenza per riappropriarsi dei propri ricordi e della propria esperienza reale.
Ma di che prodotti stiamo parlando? Per esempio Kodak Charmera, una mini-fotocamera digitale tascabile creata dall’azienda Reto.
Ispirata alla storica usa e getta Fling del 1987, combina tecnologia moderna e spirito rétro: ha uno schermo minuscolo (meno di un pollice) e pulsanti fisici, costringendo chi la usa a un’esperienza imperfetta, tattile e spontanea, lontana dalla precisione asettica degli smartphone.
Light Phone III è un telefono che non vuole fare quello che fanno i telefoni: nessun browser, nessun social e nessuno store da cui installare qualcosa. In alluminio, rotella fisica, batteria sostituibile con un cacciavite e un AMOLED monocromatico opaco da 3,92 pollici — l’e-ink del modello precedente è stato abbandonato perché troppo lento. Il sistema operativo LightOS offre solo «strumenti»: telefono, messaggi, musica, note, navigazione testuale. Nessun browser, nessun social, nessuno store da cui installare qualcosa. Costa circa 699 dollari: nel 2026 la sottrazione si paga più dell’accumulo.
Passando alla musica, Sony NW-A306 (~€350) ti permette di accedere alla tua libreria, offline, senza nessuno che decida cosa viene dopo. Riabilita l’album come forma: inizio, centro, fine. E ha una rotella fisica, che dopo dieci anni di vetro è una piccola vertigine.
Negli accessori, mi ha colpito la Freewrite Wordrunner. È un po’ estrema: e-ink più tastiera meccanica, nessun browser, nessuna scheda aperta accanto al pezzo. È l’unico modo conosciuto di impedirsi di «controllare velocemente una cosa» a metà paragrafo.
Alla voce eReader ci sarebbe Boox Palma 2 Pro (€400). Se non lo sai, sembra uno smartphone, ma non lo è. Quando lo accendi c’è un libro.
Infine ci sono i videogiochi, che sono forse il simbolo di questo ritorno all’analogico. Il retrogaming non è da tempo una nicchia. La pratica di giocare (e collezionare, e conservare) videogiochi di generazioni passate — in genere pre-2000 — ha un mercato preciso che si sta allargando anche alle giovani generazioni.
Finalmente i giovani sapranno quanto era più difficile (ma più bello) giocare negli anni Novanta. Una nota: il finale dell’articolo è del tipo «che-ne-sapete-voi», rivolto ai giovanissimi. Chiedo scusa, ma è uscito così, non voleva essere per nulla nostalgico. Proprio no.
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