La Ue insegue nuove rotte commerciali con 12 intese

Per rispondere alla guerra dei dazi e all’incertezza globale dal 2024 sono stati rivisti o siglati altri accordi. Trattative con sette Paesi

Con il primato mondiale per numero di accordi di libero scambio conclusi, l’Unione europea è già oggi il principale partner commerciale di molti dei 76 Paesi con cui ha intese attive. L’apertura a nuovi mercati è in linea con la politica commerciale tracciata nell’ultimo decennio, ma di recente si è registrata una forte accelerazione in risposta alle minacce che arrivano da Oltreoceano con i dazi imposti – e ancora di recente minacciati – dal presidente Usa, Donald Trump.

Dal 2024 sono stati modernizzati tre accordi, ne sono stati stipulati due nuovi e – al momento – ce ne sono altri sette in via di definizione, per un totale di 12 accordi coinvolti.

Come ha affermato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, l’accelerazione ha un significato politico oltre che commerciale: gli accordi sono diventati strumenti di sovranità economica e resilienza strategica in un contesto in cui la competizione geoeconomica è percepita come un rischio primario e strutturale. Diversificare fonti di approvvigionamento e partner commerciali, attenuare rischi, presidiare filiere critiche, accedere a materie prime strategiche e consolidare la presenza nelle aree più dinamiche dell’economia globale sono alcuni degli obiettivi perseguiti dalla Ue.

L’accordo con la Nuova Zelanda, in vigore da maggio 2024, si caratterizza per una liberalizzazione immediata e totale: il 100% delle esportazioni Ue entra a dazio zero nel mercato neozelandese, mentre l’Unione europea si impegna a eliminare o ridurre i dazi sulla maggior parte dei prodotti neozelandesi entro il 2031. I settori che ne beneficiano di più sono macchinari e veicoli, mobili e loro parti, strumenti di misurazione, abbigliamento e accessori, alimentari e animali vivi, prodotti per i quali i dazi previsti in Nuova Zelanda arrivavano al 10 per cento.

Gli scambi tra Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) e Unione europea, nel 2024, hanno superato i 111 miliardi di euro. L’accordo, applicato in via provvisoria da maggio 2026, punta a proteggere la transizione industriale dei Paesi sudamericani, con cronoprogrammi differenziati per settore. L’automotive richiede protezione (veicoli a combustione 15 anni, elettrici 18 anni, con dazio iniziale del 25%), mentre l’agroalimentare vede il vino liberalizzato in quattro anni e formaggi/cioccolato in 14 anni con quote iniziali agevolate. Questa progressività consente di proteggere i settori più sensibili del Mercosur, mentre apre rapidamente i mercati dove la Ue è più competitiva.

Tra i prossimi accordi, quelli con India, Indonesia, Australia e Tailandia rappresentano il posizionamento strategico della Ue nell’Indo-Pacifico.

L’India, che non fruisce più delle riduzioni daziarie concesse unilateralmente dall’Ue, passa da Paese in via di sviluppo a partner di pari livello. I settori che ne beneficeranno maggiormente sono quelli ad alta tecnologia: macchinari, apparecchiature ottiche e mediche, prodotti chimici, ferro e acciaio, prodotti farmaceutici, con dazi che, ora, sfiorano il 44 per cento. Dazi ridotti sono previsti anche per gli autoveicoli e per il settore delle perle, pietre e metalli preziosi.

L’Indonesia eliminerà gli elevati dazi sui prodotti industriali, in particolare autoveicoli (oggi fino al 50%), macchinari e apparecchiature elettroniche, prodotti farmaceutici, chimici e prodotti agroalimentari.

L’accordo con l’Australia, infine, azzererà i dazi australiani sui prodotti unionali (macchinari, attrezzature di trasporto, prodotti chimici, metalli e prodotti in metallo, materie plastiche, prodotti tessili, pietra, vetro e ceramica, carta e legno). Questo riflette una relazione commerciale molto aperta, una convergenza normativa già elevata e il riconoscimento di una partnership che, come con la Nuova Zelanda, è già consolidata.

La Tailandia, con l’avvio dei negoziati nel 2023 e il nono round dello scorso giugno 2026, costituisce un potenziale partner per prodotti quali combustibili minerali e oli, prodotti chimici e affini, metalli comuni.

L’accordo modernizzato con il Cile è uno degli esempi più rilevanti della nuova stagione commerciale europea. Non solo per il peso dell’interscambio – la Ue è il secondo mercato di sbocco delle merci cilene e il Cile è il terzo partner commerciale dell’Unione in America Latina – ma anche per il valore strategico. Il Cile è il primo fornitore di litio della Ue, con una quota del 62%, e occupa una posizione cruciale nelle filiere delle batterie e della transizione energetica.

L’intesa con il Messico – in attesa di entrare in vigore – rafforza una delle partnership della Ue più rilevanti in America Latina e conferma che, in una fase di crescente incertezza, il consolidamento dei rapporti con partner affidabili è uno dei pilastri della strategia europea, soprattutto per i settori della carne suina e avicola, dispositivi medici, automobili e componenti, macchinari e farmaceutico.

Semplificazione e flessibilità guidano la revisione della Convenzione Pem, ovvero l’aggiornamento delle regole di origine che coinvolge la Ue e oltre 20 partner tra area Efta, Balcani, Turchia e sponda sud del Mediterraneo, con l’obiettivo di operare una revisione strategica della rete commerciale storica e offrire a Stati e imprese un ecosistema produttivo integrato, con regole più moderne, più semplici e coerenti con l’organizzazione attuale della produzione.

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