
Al contrario della tassa da 3 euro sui mini pacchi, questo tributo sarà permanente. Il suo ruolo è coprire i costi dei controlli in attesa che il 1° luglio entri in vigore il Data hub europeo delle dogane
Dal 1° novembre 2026 è in vigore la tassa sulla gestione dei controlli in dogana (Union Handling Fee- Uhf) connessi alle vendite a distanza di beni provenienti da Paesi terzi. La misura è espressamente prevista dal nuovo codice doganale dell’Unione (articolo 20 paragrafo 2, regolamento Ue 2026/2108) ed è quantificata in 2 euro dal regolamento delegato Ue 2026/2152, approvato dalla Commissione europea il 21 settembre 2026 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria giovedì scorso.
Allo scopo di chiarire meglio il suo funzionamento, la Commissione ha aggiornato il 5 ottobre scorso le relative linee guida che si occupano oltre che della Uhf anche del dazio di 3 euro e si applica alle stesse operazioni. E per comprendere bene la natura della tassa è necessario considerare due elementi che la stessa Commissione europea nelle linee guida evidenzia: il primo elemento è che la tassa è riscossa a fronte dei servizi da rendere per il trattamento di una richiesta di immissione in libera pratica di merci quando tali merci sono vendute a distanza; il secondo elemento è che la tassa va a coprire almeno i costi relativi alla verifica dei dati, all’esecuzione dell’analisi dei rischi, alle relative infrastrutture e ai controlli, inclusi i servizi resi dall’autorità doganale dell’Ue.
Dal primo elemento si desume che la misura si applica alle vendite a distanza che sono quelle cessioni di beni spediti o trasportati dal fornitore o per suo conto, anche quando il fornitore interviene indirettamente nel trasporto o nella spedizione dei beni da un territorio terzo o da un Paese terzo nei confronti di un consumatore finale (operazioni B2c). Sempre in riferimento a questo primo elemento la Commissione europea sottolinea che la Uhf a differenza del dazio di 3 euro on si [...]
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