
Il balzo del Pil a +4,3% nel 2026 non si traduce in condizioni migliori. Pesano inflazione e debito, sullo sfondo della maxi-sfida digitale
NAIROBI – La crescita dell’Africa subsahariana dimostra la sua resistenza agli shock regionali e si prepara a un rialzo dal 4,1% del 2025 al 4,3% del 2026. Le incognite sono dettate da vulnerabilità congiunturali e strutturali, dalle inquietudini dello scenario mediorientale a una vecchia incompiuta dell’espansione africana: il divario fra crescita macro e condizioni effettiva della popolazione, una fragilità acuita da fattori come inflazione, zavorra debitoria e le prospettive indefinite dell’intelligenza artificiale.
È la prospettiva tratteggiata dall’Africa Economic Update, un rapporto biennale della Banca mondiale su stato dell’arte e scenari delle economie della regione subsahariana. Il bilancio dell’ultima edizione oscilla fra note positive sulla stabilità delle economie continentali e i campanelli d’allarme che incombono sulla loro espansione.
La «resilienza» delle economie subsahariane si riflette nella crescita prospettata anche nel 2026 e alimentata da fattori come calo dell’inflazione, consolidamento dei bilanci pubblici, una domanda interna robusta e un appetito globale per i minerali critici innescato da transizione energetica e investimenti sull’intelligenza artificiale.
Le ombre derivano da due fronti diversi. Nell’immediato, lo scenario continentale è incalzato dagli strascichi della crisi mediorientale, incertezze sulle dinamiche commerciali, le ricadute della scure di Donald Trump sugli aiuti e due emergenze costanti come gli schock climatici e le minacce sicuritarie che pervadono il Continente.
In prospettiva, l’espansione dell’economia africana resta penalizzata dalla sua incapacità di incidere e “travasarsi” sulle condizioni effettive della popolazione. La crescita «non si traduce in una riduzione significativa di povertà o una sufficiente creazione di lavoro», si legge nel rapporto, evidenziando una crescita del Pil pro capite dall’1,6% del 2025 all’1,8% del 2026: troppo poco per alleviare la povertà o stimolare una crescita occupazionale al passo con la spinta demografica di un Continente che ospiterà 330 milioni di under 24 entro il 2030.
Le minacce che incidono di più riguardano crescita dei prezzi e debito. L’inflazione, si legge nel rapporto, ha «riaccelerato» fra le tensioni geopolitiche e ritarderà la normalizzazione della politica monetria. La crisi mediorientale ha infiammato i prezzi di carburante, alimentari e fertilizzanti con una inflazione mediana proiettata a un balzo dal 3,7% dell’anno scorso al 5,5% nel 2026. Quanto alle finanze pubbliche, i progressi registrati nella regione si bilanciano con un macigno debitorio che schiaccia i margini di investimento e spesa pubblica degli esecutivi subsahariani.
L’asticella mediana del rapporto fra debito e Pil si è attestata e stabilizzata al 57%, ma «alti tassi di interessi ed elevati obblighi di servizio del debito (la somma di interessi e rimborso del debito, ndr)» finiscono per comprimere i budget, sfavorire investimenti pubblici e aumentare i rischi di rifinanziamento.
Le aspettative sull’urto dell’IA sono già implicite al sottotitolo del rapporto, Building Ai-Readiness: costruire la preparazione all’intelligenza artificiale e ai suoi effetti benefici e negativi sulla regione. Oggi l’Africa subsahariana sta iniziando a capitalizzare gli effetti delle tecnologie IA nel suo tessuto economico, ma l’adozione resta «impari» e concentrata in pochi hub. Lo squilibrio si manifesta nel gap fra gli scenari più promettenti di una «piena attivazione» dell’IA e lo stato attuale della tecnologia.
In potenza, si legge nel report, l’integrazione dell’intelligenza artificiale potrebbe aggiungere 1000 miliardi di dollari al Pil africano entro il 2035, creare dai 35 ai 40 milioni di lavori digitali e generare 150 miliardi di dollari annui in gettito. Nei fatti, lo stadio attuale di «prontezza» consentirà di aggiungere dallo 0,2% allo 0,4% del Pil nell’arco di un decennio: una frazione minima e, comunque, ancorata allo scenario di una adozione più rapida delle infrastrutture necessarie. Il salto qualitativo dipenderà da elettrificazione, connettività, sviluppo di qualifiche adeguate al mercato, infrastrutture e istituzioni.
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