Le imprese ritrovano la crescita. Investimenti record nel 2025

Analisi su 1-700 società con oltre 500 dipendenti. In dieci anni ricavi aumentati del 39,6%. Lo scorso anno recupero dello 0,5% dopo due anni di calo

I ricavi delle aziende italiane tornano a crescere nel 2025, dopo due anni di frenata, grazie soprattutto al traino dell’export e alla propensione agli investimenti che, nonostante le difficoltà e le incertezze attraversate negli ultimi dieci anni – dalla pandemia alle guerre e alle tensioni commerciali – non sono mai venuti meno e hanno raggiunto, lo scorso anno, la cifra record di 35 miliardi di euro.

L’indagine annuale realizzata dall’Area studi di Mediobanca sui bilanci delle 1.700 maggiori imprese industriali e terziarie italiane (che comprende quasi tutte le società con oltre 500 dipendenti e il 12,3% di quelle manifatturiere di media dimensione) conferma la competitività del tessuto produttivo italiano, in particolare delle realtà medie e medio-grandi, e la sua capacità di reagire alle criticità di mercato, sebbene con alcune distinzioni, anche marcate, a seconda delle tipologie di aziende e dei settori produttivi.

Il fatturato aggregato delle 1.700 imprese (che rappresentano il 43% del fatturato dell’intera industria e il 48% di quello della manifattura) è infatti aumentato lo scorso anno dello 0,5% rispetto al 2024, dopo due anni di calo anche significativo, con un -6,2% nel 2023 e un -3% nel 2024. La ripresa, spiegano gli analisti di Mediobanca, è stata sostenuta soprattutto dalle esportazioni, aumentate del 3,3%, che hanno compensato la debolezza del mercato interno, in diminuzione dell’1%. Una crescita ancora più robusta se si considerano le sole società manifatturiere, i cui ricavi sono aumentati l’anno scorso dell’1,7% in generale, con una tenuta anche sul mercato domestico (+0.3%).

L’aspetto più interessante dell’indagine «Dati cumulati» è che prende in esame l’andamento delle imprese campione nell’ arco di un decennio, dal 2016 al 2025, restituendo così una fotografia dello stato di salute della nostra economia sul medio-lungo termine. Nel periodo considerato, il fatturato nominale delle 1.700 società è aumentato del 39,6%, mentre le esportazioni e le vendite sul mercato italiano sono cresciute rispettivamente del 45,6% e del 36,4%. Anche in questo caso, la manifattura ha registrato la performance migliore, con un incremento del 41,3% del fatturato nel decennio, grazie a un aumento del 46% dei mercati internazionali e del 36,5% di quello interno. E sono in particolare i settori caratteristici del made in Italy a correre di più (+55,3% del fatturato in dieci anni), oltre alle imprese del cosiddetto «IV capitalismo», ovvero le realtà di dimensioni medie e medio-grandi, che si confermano un motore insostituibile dell’economia nazionale, con ricavi in crescita del 50,4% nel decennio.

Ci sono però, come accennato, differenze anche rilevanti tra i vari settori, con l’impiantistica e le costruzioni che registrano gli incrementi più significativi (+142,5% e +131,1% rispettivamente), mentre all’estremo opposto della classifica troviamo l’emittenza radiotelevisiva (in calo del 12,5%), il comparto stampa-editoria (-4,4%) e le telecomunicazioni (-3,7%), gli unici settori che si attestano su livelli di fatturato inferiori rispetto a quelli del 2016.

Le differenze si osservano naturalmente anche all’interno delle singole filiere, come ad esempio quella dei trasporti, che vede per l’automotive un una flessione sia del fatturato (-8,4%), sia delle esportazioni (-3,1%) e delle vendite sul mercato italiano (-18,5%), mentre la cantieristica navale è tra i settori che hanno registrato gli incrementi più rilevanti, con ricavi un crescita del 115,8%, grazie soprattutto all’export (+122,9%), ma anche alle vendite in Italia (+100,5%).

Fin qui l’analisi dei fatturati. Ma l’indagine di Mediobanca prende in considerazione anche altri fattori rilevanti per valutare la tenuta e la competitività del sistema e tutti risultano in aumento. Cresce infatti la redditività, che dopo il calo del 2020 (-4,1%) ha progressivamente recuperato terreno, portando la media dell’ebit margin nel periodo 2023-2025 al 6,8% (contro il 5,6% dei sette anni precedenti), sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni. Crescono gli investimenti, che nel 2025 hanno raggiunto, come accennato, il record del decennio, pari a un aggregato di 35,5 miliardi di euro, contro i 29 miliardi del 2019, ovvero del periodo pre-pandemia. E sebbene anche qui si osservino differenze settoriali, il rafforzamento è generalizzato tra tutti i comparti. E cresce anche l’occupazione, in aumento dell’11,8% nel decennio e dell’1,3% nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Soprattutto, le imprese italiane (e in particolare le medie e medio-grandi) hanno dimostrato in questi dieci anni di saper generare ricchezza. L’indagine di Mediobanca ha infatti calcolato (attraverso un indicatore definito Eva 2.0) la capacità di creare valore dopo aver remunerato tutti gli stackeholders: ebbene, le 1700 societa in media generato 9.300 euro l’anno di valore per addetto, con sette comparti sui 26 considerati che hanno mantenuto un indicatore positivo per tutto il periodo in modo continuativo, tra cui il farmaceutico-cosmetica (+27.600 euro come media nel decennio), l’alimentare (+8.800), la gomma (+21.900) e il legno-arredo (+9mila). Questo perché la produttività nominale è aumentata tra il 2016 e il 2025 più del costo del lavoro pro-capite: +22,6% contro il 18,8%..

Altrettanti settori hanno invece eroso ricchezza, come le telecomunicazioni, i trasporti e le costruzioni.

Ora la sfida, osservano gli analisti di Mediobanca, è trasformare questa capacità di creare ricchezza in una capacità anche di distribuirla in modo più omogneneo e diffuso: le tensioni inflazionistiche degli ultimi anni (in partivcolare del perioso 2022-2023) hanno infatti ridotto notevolmente il potere d’acquisto degli italiani. Considerando un’inflazione cumulata del 21,4% nel decennio, il costo del lavoro per dipendente è risultato nel 2025 inferiore del 2,2% rispetto al 2016. Per recuperare integralmente la perdita di potere d’acquisto accumulata rispetto al 2021, il costo del lavoro medio per dipendente avrebbe dovuto raggiungere nel 2025 circa 71.500 euro, contro i 67.300 effettivamente registrati, con uno scarto di circa 4.200 euro.

Infine, una nota storica: l’Area studi di Mediobanca ha a disposizione un patrimonio di dati relativi alle imprese che va dagl 1968 a oggi e, grazie a questo patrimonio, ha potuto rilevare che in questi 58 anni il fatturato reale delle principali imprese italiane è aumentato più del Pil nazionale, con un +190,4%, a fronte del +162,6% del Prodotto interno lordo.

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