
Nella necessaria mediazione che è stata trovata dalla destra, il sacrificio più grande dal punto di vista politico è stato senz’altro per la premier
Il passaggio decisivo e definitivo sarà alla Camera, ultimo tornante per una maggioranza che ha già avuto un inciampo proprio in quell’Aula, ma intanto si può fare un primissimo bilancio. E la prima linea da tirare è che, nella necessaria mediazione che è stata trovata dalla destra, il sacrificio più grande dal punto di vista politico è stato senz’altro per Meloni. Nel senso che accettare la regola di preferenze assai limitate, le toglie un argomento e una reputazione che si era costruita con pazienza e cura in anni di attività politica. E’ stata, infatti, rappresentata e si rappresentava come una leader davvero in sintonia con il popolo e altrettanto fedele all’idea che il popolo dovesse esprimere liberamente le proprie preferenze in Parlamento. E invece, come si dice, ha dovuto abbozzare alle logiche di Forza Italia e Lega e rinunciare a una vera bandiera.
Già perché può dire di aver reintrodotto le preferenze ma, al suo fianco, c’è la spina Vannacci che ricorda agli elettori che la quota di “scelti” dagli elettori è assai parziale. Glielo ricorda pure la sinistra ma l’opposizione da destra fa più male. E, si sa, dare un argomento politico al Generale è il sacrificio più grande che si possa chiedere a Meloni, impegnata a contrastare chi vorrebbe rubarle consensi in casa. Tuttavia, una mediazione era necessaria. La leader di FdI sa bene che per rinunciare a un’alleanza con Vannacci e vincere di nuovo le [...]
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