Le nuove carceri non sono una soluzione strutturale  contro il sovraffollamento

Necessarie ristrutturazioni ma soprattutto misure alternative alla detenzione

Per cinque detenuti i commissari sono intervenuti subito. Chiedendo, ad esempio, il trasferimento del detenuto paraplegico di Foggia, che nella cella non aveva un bagno adeguato né la possibilità di andare in cortile con la sedia a rotelle. Per tutto il resto della popolazione penitenziaria, il Comitato del Consiglio d’Europa contro la tortura – pur registrando provvedimenti presi – fa un lungo elenco di raccomandazioni per promuovere, tra l’altro, misure alternative contro il sovraffollamento o adeguata formazione del personale. Chiede aggiornamenti sull’attuazione del Piano carceri, denuncia un’assistenza sanitaria talora carente e comunque non omogenea e snocciola tutte le ristrutturazioni necessarie nei cinque penitenziari visitati, Foggia, Avellino, Santa Maria Capua Vetere (Ce), Genova-Marassi e Firenze. Per Sollicciano, è categorico: «not fit», non adatto, sentenzia, prima di suggerire un’analisi costi- benefici sulla sua sostenibilità.

Ci sono i mali del sistema penitenziario italiano, ma anche gli sforzi per affrontarne alcuni, nell’ultimo rapporto dell’organo di monitoraggio dei diritti umani del Consiglio d’Europa, il diciassettesimo nella penisola dal 1992 a oggi (8 visite periodiche, 9 ad hoc come quest’ultima a settembre 2025). Allora i detenuti erano 63.198 con un sovraffollamento del 135% (oggi sono 66.309, sovraffollamento al 142%) e i suicidi erano 76 (nel 2026 sono 63 a ieri, l’ultimo a Trapani). Una piaga, contro la quale l’efficacia dei pur «solidi protocolli» potrebbe essere minata da «scarsi livelli di presenza del [...]

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