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Secondo una survey di Bip tra 250 C-level, il 99% lavora per creare le condizioni affinché i colleghi possano decidere da sé. Iacovone: «La sfida non è semplicemente adottare l’intelligenza artificiale, ma tradurla in valore concreto»
Non si può guidare un team oggi senza passare da un triathlon. Non necessariamente bisogna però essere sportivi perché al posto di nuoto, ciclismo e corsa le tre discipline da affrontare sono la leadership, la tecnologia e la conoscenza. Donato Iacovone, il presidente esecutivo della società di consulenza Bip la mette in gran parte sull’autonomia e ci dice che «bisogna creare le condizioni affinché le persone siano autonome nel decidere, anche in assenza del vertice».
Tutto il contrario insomma del comando e controllo, che con le nuove opportunità create dall’intelligenza artificiale sembra proprio il mito da sfatare per i top manager: semmai, dice il 99% di loro, un leader efficace è colui che costruisce le condizioni perché gli altri possano prendere decisioni corrette anche autonomamente, quindi non è più colui che vuole controllare ogni piccolo particolare e avere sempre le persone a portata di occhio, come è emerso dall’indagine “La leadership oggi”, che è stata realizzata da Bip sentendo 250 C-suite level ed è stata presentata all’InSummit a Venezia, dove la società ha riunito 350 tra leader aziendali, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione, per esplorare i grandi cambiamenti della società, identificare le direttrici dell’innovazione e delineare nuove prospettive per il futuro.
«In un contesto in cui l’incertezza geopolitica, i cambiamenti demografici e l’evoluzione tecnologica ridisegnano continuamente gli scenari competitivi, la sfida per le imprese e per chi ha la responsabilità di guidarle non è semplicemente adottare l’intelligenza artificiale, ma tradurla in valore concreto», interpreta Iacovone. E questo richiede una leadership capace «di assumere decisioni tempestive e consapevoli, di valorizzare la conoscenza dell’organizzazione e di ripensare processi e competenze – continua Iacovone -. La tecnologia, da sola, non genera trasformazione: è l’integrazione tra leadership, conoscenza e tecnologia a permettere alle imprese di affrontare la complessità, innovare e creare valore nel tempo».
Per Iacovone i tempi che stiamo vivendo richiedono un cambiamento che «va oltre la sola volontà di delegare: in un contesto di incertezza strutturale, la capacità di distribuire le responsabilità, riconoscere i segnali deboli e correggere la rotta tempestivamente diventa essenziale. La leadership adattiva non si esaurisce in una scelta del vertice, ma si misura nella capacità dell’intera organizzazione di tradurla in pratica quotidiana». Se i vecchi modelli appaiono sempre meno adeguati, tuttavia il 69% dei manager ritiene ancora importante che il leader abbia visibilità completa delle informazioni, anche per comprendere eventuali errori. Certamente il sovraccarico informativo, secondo il 41%, è il maggiore ostacolo a condurre serenamente il proprio lavoro. Allo stesso tempo, l’81% ritiene che il profilo di leader che funzionava vent’anni fa adesso possa essere un [...]

