Legge antisprechi, anche piante e fiori fra i beni donabili dalle imprese

Si allarga il paniere di prodotti che le aziende possono donare per il bene della collettività con il favore della leva fiscale

A dieci anni dall’approvazione della legge antisprechi, si amplia il paniere dei beni che possono essere donati dalle imprese. Con un emendamento approvato all’unanimità alla Camera nell’ambito del collegato agricolo (Ddl 2670), la legge 166/2016si arricchisce di una nuova categoria di prodotti donabili: piante, fiori e materiali da propagazione non più idonei alla commercializzazione per imperfezioni o vizi che non ne modificano l’idoneità all’utilizzo.

Una novità che si inserisce in un percorso di progressivo ampliamento del paniere dei beni, inizialmente limitato a eccedenze alimentari e farmaceutiche e poi, esteso nel corso degli anni, a prodotti per l’igiene e la cura della persona, cartoleria, libri, arredi, giocattoli, materiali edili, elettrodomestici e dispositivi elettronici. Il tutto accompagnato da una leva fiscale, che nel tempo ha favorito il crescente ricorso alla donazione delle eccedenze da parte di un numero sempre più alto di imprese, consentendo di integrare la riduzione degli sprechi nelle politiche aziendali orientate alla sostenibilità e all’economia circolare.

La legge antisprechi, infatti, consente alle imprese, che donano i beni tassativamente indicati al suo interno e non più commercializzati o commercializzabili, di beneficiare della detassazione dei beni in uscita evitando l’applicazione dell’iva. Questo a patto che l’ente ricevente si impegni a utilizzare i beni per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali e che la cessione sia adeguatamente documentata.

In questo contesto, l’intervento normativo, promosso da Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge 166/2016, consente di adeguare la normativa alle caratteristiche di una filiera, quale quella florovivaistica, in cui la deperibilità dei beni e la concentrazione delle eccedenze in prossimità di festività e ricorrenze rendono particolarmente elevato il rischio di spreco. La donazione permette, così, di sottrarre allo smaltimento prodotti ancora pienamente utilizzabili e di destinarli a finalità di interesse generale come l’agricoltura sociale.

A dieci anni dal varo della legge antisprechi e grazie all’analisi delle progettualità di maggior successo nel Paese emerge, altresì, l’esigenza di rafforzare la legge e aumentare i benefici prodotti per la collettività non solo ampliando il paniere dei beni, ma anche accompagnando la donazione con strumenti in grado di coprire i costi del trasporto. Questi spesso rappresentano il principale ostacolo operativo della filiera del dono. In questa prospettiva, la deducibilità delle spese sostenute dalle imprese per far giungere le eccedenze ai soggetti beneficiari potrebbe costituire un’evoluzione coerente con le finalità della legge, purché la donazione e la sua effettiva esecuzione siano adeguatamente documentate.

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