Legge elettorale: centrodestra quadruplica firme per nuove liste. Opposizione denuncia: norma discriminatoria

Nuove norme sulle firme rischiano di ostacolare le formazioni fuori dal Parlamento in vista delle elezioni

Chiuso, almeno per ora, quello sulle preferenze si apre un nuovo caso sulla legge elettorale, stavolta sulle firme. Per bilanciare la cancellazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio, il centrodestra in chiave anti-liste civetta quadruplica le sottoscrizioni da raccogliere per chi non è in Parlamento (si passa da 1.500 a 6mila per collegio). Una raccolta monstre che – a conti fatti – costringe le nuove formazioni, solo per Montecitorio per presentarsi in tutti i 49 collegi (la norma chiede di correre almeno in metà), a dover presentare circa 300mila firme.

Il Senato approva la misura, contenuta in un emendamento riformulato dal governo di FdI, dopo un deciso scontro tra maggioranza e opposizione. L’ipotesi iniziale, poi rivista in mattinata dalla maggioranza, prevedeva una cifra ancora più alta proponendo di passare da 1.500 a 9mila per collegio. Protestano le opposizioni parlando di misura «da regime sudamericano, inaccettabile e discriminatoria». La difendono dal centrodestra con FI che ricorda «i vergognosi casi di liste come Forza Lazio o Forza Roma» e spiegando che l’obiettivo è colpire le liste di disturbo mentre fuori dal Palazzo, da Onorato al Prc, tutti i papabili coinvolti sono sul piede di guerra.

Lo scontro in Aula sul punto prima del voto è muscolare: le opposizioni provano a chiedere una sospensione e la verifica del numero legale più volte. A dirigere i lavori il presidente Ignazio La Russa che cerca di mantenere l’ordine e illustrando la misura (che fino all’ultimo non viene depositata), ricorda anche come la legge preveda il dimezzamento delle sottoscrizioni in caso di urne anticipate. Più di qualcuno nell’opposizione polemizza sulla sua uscita costringendolo a precisare che stava semplicemente citando la legge in vigore. Poche ore dopo, però, il presidente del Senato – che smentisce [...]

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