Leonardo da Vinci in un giallo “da camera”

L’esordio di Catturini fa investigare una delle menti più sfaccettate del nostro Rinascimento

 

 

Milano, il 3 febbraio 1498. La neve seppellisce le vie del ducato di Ludovico il Moro, il gelo serra la città come una morsa, e in una sala del castello si consuma un delitto che costringerà la mente più sfaccettata del Rinascimento a deporre il pennello per impugnare la fatidica lente d’ingrandimento.

È da un affondo cronologico di una sola settimana che Carlo Catturini fa scaturire “Leonardo. Il mistero della sala del tesoro” (Meravigli, 2026), il suo romanzo d’esordio. Ma dietro la finzione c’è una competenza reale; a legittimarlo è il pedigree dell’archivista prestato alla letteratura, il medesimo che ha fatto la fortuna di Marcello Simoni, archeologo e bibliotecario prima che narratore di successo, e che anima l’ossessione documentaria di Rita Monaldi e Francesco Sorti. Catturini ha maneggiato per anni le carte vere prima di cimentarsi a immaginarne di false, già autore di studi specialistici sulla Sala delle Asse nel torrione del Falconiere.

Se Simoni predilige la dilatazione spaziale, con ambientazioni gotiche, cimiteri nebbiosi, selve intricate e caseggiati capaci di evocare un senso di remoto, Catturini sceglie la compressione: sette giorni, un salone in un contesto [...]

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Articoli correlati