Leone XIV, dall’istologico alle terapie innovative: i prossimi step del percorso di cura del Papa

Le mutazioni geniche nel tumore al polmone sono numerose ma tre sono quelle principali per le quali sono disponibili nuovi farmaci con un’azione mirata

L’operazione è andata bene e papa Leone XIV ha cominciato la riabilitazione con i primi passi nella sua stanza del Policlinico Gemelli. Ma è solo l’inizio. I prossimi step clinici per il percorso terapeutico, in seguito all’intervento per adenocarcinoma polmonare, si articolano in tre fasi principali: il monitoraggio post-operatorio immediato (24-48 ore), l’esame istologico con la stadiazione del tumore e la definizione delle terapie successive.

Il primo e più critico passaggio riguarda la gestione delle prime 24-48 ore dopo l’operazione di asportazione del lobo polmonare inferiore. Questo lasso di tempo è definito dagli esperti come il più delicato per escludere complicanze acute, monitorare la ripresa respiratoria e gestire il dolore post-chirurgico. Ma su questo sono arrivate le prime rassicurazioni dal bollettino medico: “Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento. Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito”. Il Papa ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza. Ha anche ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. “Il decorso procede secondo quanto previsto”, conclude il bollettino di fatto confermando che il ricovero dovrebbe durare una settimana. “A ventiquattro ore dall’intervento chirurgico al polmone, Papa Leone XIV sta bene ed è di umore buono”, riassume il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Nei giorni successivi, l’équipe medica guidata dal dott. Luigi Carbone e dal prof. Stefano Margaritora, esaminerà l’esame istologico completo sul nodulo rimosso e sui linfonodi prelevati. Questo passaggio è fondamentale per determinare non solo la stadiazione esatta della patologia (l’estensione del tumore) ma soprattutto la presenza di specifiche alterazioni molecolari o biomarcatori. Il Vaticano ha comunicato che è già stato effettuato un primo esame istologico estemporaneo, cioè nel corso dell’intervento operatorio, che ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori.

Ora, il nuovo esame, spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Unità di Oncologia medica 2 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, dovrà dare “nome e cognome” precisi alla malattia: definire cioè il tipo di [...]

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