Segnalazioni di truppe di Asmara oltre il confine. La replica: puntano alla costa
NAIROBI – Sale ancora la tensione fra Etiopia ed Eritrea, amplificando i timori di espansione regionale della crisi interna al Paese fra tigrini, milizie anti-Abiy Ahmed e il governo centrale. A quanto scrive l’agenzia Bloomberg, l’Etiopia ha accusato l’Eritrea di aver mosso sue truppe oltre i confini con la regione del Tigray e ne ha chiesto un «ritiro immediato».
Le agenzie Reuters e AFP hanno documentato a propria volta la presenza di militari eritrei nella regione, citando testimoni locali. Le aurorità eritree non hanno commentato le contestazioni di Addis Abeba e attribuiscono l’ultimatum del governo etiope all’obiettivo di giustificare una espansione della guerra alla volte della costa: lo sbocco delle rivendicazioni di Abiy per un accesso al Mar Rosso, rievocato anche lo scorso 5 ottobre con una nota del governo.
Il Sole 24 Ore non ha potuto verificare i report con fonti in loco, ma alcune fonti classificano come probabile l’avanzamento. Il Tigrai Peace Force, una milizia filo-governativa, ha rivendicato con un post su Facebook di aver inflitto «pesanti perdite» all’esercito eritreo. «È noto che l’esercito dello Shaebia (eritreo, ndr) è entrato nel Tigrai e vi sta conducendo scontri diretti» si legge nel post.
Il nervosismo sulla presenza eritrea oltreconfine suggella un crescendo di tensioni militari e diplomatiche che ha fatto piombare i rapporti bilaterali ai minimi dal 2018 e aggrava i rischi di una spirale nel Corno d’Africa. L’Etiopia, il secondo Paese più popoloso dell’Africa, è ritornata sotto pressione con le ostilità dilagate nella regione settentrionale di Tigray, la stessa pervasa dal conflitto del 2020-2022 fra truppe locali e governo di Abiy. Il 21 settembre i tigrini hanno annunciato, insieme ad altre sei formazioni di gruppi armati etiopi, la nascita di un blocco militare contro Abiy. Il 23 è stata la volta della presa dell’aeroporto di Macallè, la capitale regionale, avviando un’escalation ora sfociata nella riconquista dello scalo a opera delle truppe filo-governative di uno slittamento a nord dei combattimenti.
Le scintille fra Etiopia ed Eritrea si sono riverberate a intermittenza negli ultimi anni e si sono intensificate con l’ultima escalation, fra accuse reciproche di ingerenze e l’ultimo strappo diplomatico di inizio mese. Il primo ottobre l’Eritrea ha reciso i rapporti diplomatici con l’Etiopia dopo che Addis Abeba ha chiuso la sua ambasciata ad Asmara e dichiarato persona non grata una decina di diplomatici eritrei, lo stesso trattamento inflitto a un funzionario di un altro Paese in rotta con Abiy: l’Egitto, ostile al governo etiope per il maxi-progetto della Diga della rinascita e le sue ricadute sugli approvvigionamenti dal Nilo. Lo scontro si è acuito lunedì 5 ottobre, quando Abiy ha ribadito un vecchio obiettivo sulla sua agenda: l’accesso al Mar Rosso. «Sulla base del principio del dare e avere, ci impegneremo con dedizione per garantire che l’Etiopia disponga di un accesso al mare» ha detto Abiy.

