
Un settore in salute, che registra una crescita del mercato a due cifre soprattutto nel comparto residenziale, e che vede per una volta l’Europa e l’Italia fare la parte del leone nella filiera industriale, con oltre il 60% della componentistica prodotta internamente. E’ la fotografia offerta da Maurizio Marchesini, Presidente di Assoclima, con cui si è aperta la Digital Round table “L’evoluzione delle pompe di calore: energia che si rinnova”, che Radio 24 ha dedicato al mondo delle pompe di calore il quale, sempre più, si sta configurando come una tecnologia chiave ben al di là della semplice sostituzione dei sistemi di riscaldamento a gas.
Il dibattito ha chiarito molto bene questo punto, di cui c’è scarsa consapevolezza perfino internamente alla filiera: nate decenni fa come tecnologia per fare efficienza energetica, oggi le pompe di calore si stanno sempre più configurando come un attore chiave della transizione energetica grazie al contributo che queste possono dare al processo di elettrificazione e, cosa ancora meno scontata, alla sfida della flessibilità.
Il primo dato da sottolineare è il superamento dei limiti tecnici che, fino a qualche anno fa, affliggevano le pompe di calore rendendole incapaci di fornire tutto il calore richiesto quando le condizioni climatiche si facevano particolarmente rigide. Oggi questo tipo di problemi, ha chiarito il Presidente di ARSE Riccardo Bani, sono del tutto superati, e insieme alla capacità tecnica di affrontare climi ostici è cresciuta anche l’efficienza di queste tecnologie.
Un secondo dato emerso dalla tavola rotonda, che rappresenta una novità più recente, è la possibilità di utilizzare le pompe di calore presenti nel settore civile e residenziale (dalle abitazioni agli uffici agli esercizi commerciali) come elemento di flessibilità della domanda elettrica. Uno studio del Politecnico di Milano e dell’ENEA ha dimostrato che un edificio ben isolato e dotato di pompa di calore può essere utilizzato alla stregua di una batteria termica semplicemente sovra-riscaldandolo (d’estate sovra-raffrescandolo) di un grado o due nelle ore centrali della della giornata, quando l’energia elettrica è potenzialmente disponibile a buon mercato o quando viene autoprodotta con un impianto fotovoltaico. Secondo Roberto Armani, esperto in fisica degli edifici e Consulente del Politecnico di Milano, coautore dello studio, applicando questo accorgimento è possibile spostare fino all’80% dei picchi di consumo di una abitazione concentrandoli nelle ore di massima disponibilità di energia solare, senza ricorrere alle assai più costose batterie elettrochimiche: si tratta di un potenziale di flessibilità enorme, che prenderà forma progressivamente mano a mano che gli edifici pubblici e privati verranno riqualificati secondo i moderni dettami del comfort e dell’efficienza energetica.
Va chiarito che molte di queste soluzioni richiedono un utilizzo evoluto delle pompe di calore, che invece continuiamo a utilizzare come fossero caldaie. Bisogna insomma introdurre intelligenza nel sistema, e di ciò il mondo dei produttori di apparecchi è ben consapevole. Massimiliano Pierini Managing Director di RX Italia, società che organizza alcuni dei più importanti eventi fieristici dedicati al mondo delle pompe di calore, ha anticipato che questo è un leit-motive molto ben visibile [...]
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