
Nato nel 2007 come centro terapeutico per malati di tumore, Dynamo Camp ha avuto un’evoluzione
E’ nato nel 2007 come campo estivo per offrire soggiorni gratuiti ai ragazzi malati di tumore (la cosiddetta terapia ricreativa), ma in vent’anni di vita Dynamo Camp è andato ben oltre le previsioni della nascita. Si è trasformato in un’oasi di cura e svago aperta tutto l’anno, che ospita giovani affetti da più di 100 patologie, e anche le loro famiglie.
Un progetto fuori dall’ordinario, voluto dall’imprenditore Vincenzo Manes del gruppo Kme (rame) in una ex fabbrica metallurgica a Limestre, sulla Montagna pistoiese, e ispirato all’iniziativa filantropica avviata da Paul Newman nel 1988 che ha dato vita alla federazione di camp indipendenti SeriousFun Children’s Network. L’ex fabbrica è diventata un “villaggio” di 40 ettari, immerso in un’oasi del Wwf di 900 ettari, animato da medici, infermieri, volontari e personale di staff.
Lo spirito filantropico è rimasto intatto: Dynamo Camp si regge interamente sulle donazioni di privati, che erano 1,3 milioni nel 2007 e sono diventate 13 milioni nel 2026. In 20 anni sono stati raccolti 120 milioni (40% da singole persone, 36% da aziende, 18% da fondazioni e associazioni, 6% dal pubblico), che hanno permesso di aumentare il numero dei malati, il personale, gli spazi e le attività.
La Fondazione Dynamo guidata da Serena Porcari gestisce il camp e detiene partecipazioni in tutta la galassia societaria creata nel tempo per rispondere ai bisogni, dalla formazione all’abbigliamento, dall’impresa agricola ai prodotti alimentari, dalla cultura alla fondazione di comunità che presta servizi alla montagna come l’asilo nido e le attività sportive.
L’impatto economico del sistema Dynamo in un’area periferica come la Montagna pistoiese è notevole: “Siamo il principale datore di lavoro – spiega Serena Porcari – qui impieghiamo 610 persone e più del 70% proviene dal territorio: siamo diventati un punto di riferimento economico, abbiamo creato lavori che prima non esistevano, trasformando un luogo che aveva un passato industriale in un luogo di economia sociale”.
In 20 anni Dynamo ha accolto 91.000 tra bambini e ragazzi, famiglie, ospiti e 16.000 volontari, e ha contato 234.600 donatori.
“Adesso la nostra sfida più grande è far sì che questa impresa duri per sempre – spiega Serena Porcari – per questo stiamo lanciando una campagna per trovare nuovi soci che versino anche una piccola cifra al mese, ma in modo continuativo”. La campagna “Anch’io voglio diventare socio Dynamo” viene lanciata il fine settimana del 3-4 ottobre, in cui si festeggiano i 20 anni di attività e si apre il camp agli stakeholder e al pubblico. Oggi i soci sono cinquemila, l’obiettivo è raddoppiarli entro il 2028.
Per valutare i risultati di Dynamo Camp è stata affidata una ricerca all’Università Bocconi che ha analizzato l’esperienza di 331 famiglie che hanno partecipato di recente ai programmi del camp: il benessere dei genitori, misurato dal Wellbeing Index dell’Organizzazione mondiale della sanità, è passato in media da 3,96 prima dell’esperienza a 4,55 dopo l’esperienza su una scala da 1 a 6. Cresce anche la soddisfazione nelle relazioni familiari, da 4,38 a 4,84.
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