«LIBERE!» La storia delle donne in 50 fotografie

La mostra ideata e curata da Renata Ferri alle Gallerie d’Italia ripercorre ottant’anni di emancipazione femminile

Milano, 1970. Una donna attraversa con determinazione piazza Duomo. Intorno, uomini in giacca e cravatta e altri passanti, ma è lei a catturare lo sguardo per il modo in cui occupa lo spazio pubblico. Lo scatto è di Gianni Berengo Gardin ed è l’immagine manifesto di «LIBERE! 1946-2026. Le conquiste delle donne», la mostra ideata e curata da Renata Ferri alle Gallerie d’Italia di Milano e promossa da iO Donna. Cinquanta fotografie ripercorrono ottant’anni di emancipazione femminile attraverso vita pubblica e privata, lavoro, famiglia, femminismo, professioni, sport, corpo e modelli sociali.

Il nucleo principale proviene da Publifoto, una delle maggiori agenzie fotografiche italiane del Novecento, il cui archivio raccoglie circa 7 milioni di immagini di politica, industria, cronaca, costume e vita quotidiana. Intesa Sanpaolo lo ha acquistato nel 2015, investendo poi nel restauro e nella catalogazione. «Intesa ha salvato Publifoto», osserva Ferri, ponendo l’accento sulla fragilità e sul valore dei grandi archivi fotografici italiani. Da questo patrimonio, con alcune aggiunte significative da altri archivi, la mostra propone un racconto di trasformazioni sociali attraverso fotografie che, nate per la cronaca, assumono oggi il valore di documenti storici e oggetti da collezione.
Ma chi stava dietro l’obiettivo? «Publifoto aveva otto fotografe catalogate», spiega Ferri. Nell’archivio, dove molti scatti restano anonimi, compaiono 45 nomi femminili, in gran parte legati a immagini distribuite dall’agenzia. Per decenni, osserva la curatrice, fotografia sociale e reportage sono rimasti territori prevalentemente maschili.

Fotografie e parole costruiscono due narrazioni parallele. Il percorso visivo si apre nel Lodigiano il 17 marzo 1946, con un gruppo di donne appena uscite dalle elezioni amministrative; la Cronologia, a cura di Valeria Palumbo, arriva ai dati più recenti sulla disuguaglianza di genere, tra cui il «Global Gender Gap Report 2025», che registra per l’Italia la perdita di cinque posizioni rispetto all’anno precedente. Un registro diverso è introdotto da Marcella Campagnano, figura storica della fotografia femminista italiana: «Ruoli (1974-1980)», presentato anche alla Biennale di Venezia nel 1995, mette in scena le identità attribuite alle donne evidenziandone gli stereotipi. «Campagnano la volevo a tutti i costi – racconta Ferri –. L’opera introduce nel percorso un linguaggio differente rispetto alla fotografia documentaria».

Diverse immagini nate nel reportage e nella militanza sono diventate oggetti da collezione. Gianni Berengo Gardin, tra i fotografi italiani più presenti sul mercato, registra valori molto vari: nell’aprile scorso Finarte ha aggiudicato due vintage print degli anni Settanta a 1.016 e 1.270 euro e una del 1988 a 3.048 euro. Il suo lavoro fa capo all’archivio di Contrasto e all’Archivio Gianni Berengo Gardin. Più contenuto il mercato secondario di Paola Agosti, in mostra con due immagini, attiva dagli anni Settanta nella fotografia politica e femminista: da Finarte una vintage print di «Femminismo» è stata venduta nel 2020 per 179 euro, mentre quattro stampe di «La donna e la macchina» sono state stimate nel 2021 tra 700 e 1.000 euro.

Al centro della sala espositiva è allestita una sezione a sé, «Del corpo delle donne», con sette video di autrici che si muovono tra fotografia, editoria e arte. Un cambio di mezzo e di passo: qui il documento cede il posto a un linguaggio artistico e simbolico. Tra loro, Marilisa Cosello (Galleria Studio G7, Bologna; fotografie, video, oggetti e performance da 1.800 a 10.000 euro) con il video 9to5 indaga il rapporto tra corpo femminile, disciplina del lavoro e stereotipi di genere; Eleonora Agostini (Cartacea Galleria, Bergamo; fotografie e video fino a 4.000 euro), con «A Study on Waitressing», parte dall’esperienza della madre cameriera per indagare gesti e dinamiche di potere nel lavoro di servizio, progetto da cui è nato anche il photobook pubblicato da Witty Books nel 2024 (38 euro, sold out), vincitore dell’Aperture-Paris PhotoBook Award. Linguaggi e generazioni diverse che continuano a interrogare la costruzione e la rappresentazione di ruoli, corpi e identità femminili.

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