
Solo due notti in carcere per il dipendente di un minimarket, il Gip lo scarcera con obbligo di firma
Il caso è eclatante e suscita la dura reazione del Governo, con il Guardasigilli Carlo Nordio che invia gli ispettori e la premier Giorgia Meloni che attacca la sentenza: il dipendente bengalese 42enne di un minimarket a Madonna di Campagna, all’estrema periferia di Torino, fermato dalla polizia con l’accusa di aver violentato una 13enne entrata nel negozio per comprare la merenda ai suoi fratelli, arrestato e poi scarcerato dal Gip dopo appena due notti in carcere perché «si è dimostrato collaborativo».
La notizia, rivelata al mattino sulla stampa, fa il giro dei social, suscitando rabbia e sconcerto. Anche perché la violenza – denunciata dalla 13enne che ha chiamato subito la madre e ha aspettato sul marciapiedi l’arrivo di un amico – è stata ripresa dalle telecamere, che hanno registrato un altro abuso, ai danni di una donna adulta, commessa dall’uomo appena 40 minuti prima.
Eppure, dopo due sole notti in una cella del carcere Lorusso e Cutugno, il dipendente del minimarket è tornato libero. Ordine del Gip, secondo il quale ha «mostrato resipiscenza», ha consegnato lui stesso agli agenti i filmati delle telecamere interne al negozio e durante l’udienza di convalida si è detto «dispiaciuto»: «Ho sbagliato, è la prima volta che mi succede». Secondo il giudice, il «trauma dell’arresto» potrebbe rappresentare un deterrente sufficiente.
L’ondata di sdegno è trasversale: protestano le donne, innanzitutto, per la plateale (e purtroppo frequente) sottovalutazione della violenza da parte del giudice. Davanti alla questura di Torino va in scena un presidio al grido di «chiudiamo il pedomarket» promosso dai rappresentanti di Fdi, capitanati dalla vicecapogruppo alla Camera, Augusta Montaruli, e dal vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, che denunciano come «inaccettabile» il fatto che l’uomo possa tornare a lavorare come se niente fosse accaduto.
Nordio sceglie di inviare gli ispettori al tribunale di Torino per effettuare verifiche, incassando il plauso del vicepremier leghista Matteo Salvini che ne approfitta per rilanciare la proposta della castrazione chimica. «Rilevo che la decisione del Gip rientra nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, su cui non posso e non devo interferire», chiarisce Nordio. «Nondimeno, tenuto conto della eccezionalità del caso e dell’allarme sociale cagionato, ho disposto l’invio di ispettori per acquisire ogni valutazione utile».
Ma è Meloni a dare voce all’amarezza con un lungo post su Facebook. «La motivazione del giudice è: era incensurato, si è mostrato collaborativo, ha detto di essere dispiaciuto. Dispiaciuto», spiega la premier. «Parliamo, giustamente, molto di sicurezza. Si chiede, giustamente, conto al Governo di quello che non va. Però qui la domanda va fatta fino in fondo. Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai. Le forze dell’ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente, se non inviare gli ispettori del ministero, che è quello che stiamo facendo».
Torna, da parte di Meloni, il rammarico che aveva già espresso nella conferenza stampa di inizio anno, quando aveva biasimato i magistrati che disfano il lavoro di Parlamento e forze dell’ordine. «Chi lo spiega a quella famiglia? Chi lo spiega a quel quartiere, che stanotte sa che quell’uomo è di nuovo lì? Noi andiamo avanti. Norme, uomini, mezzi, risorse. Fino in fondo. Ma così è davvero difficile. La mia totale solidarietà alla ragazza e alla sua famiglia».
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