Lifting facciale, quando intervenire per rallentare l’invecchiamento

Per anni la medicina estetica ha promesso di cancellare rughe, ridefinire volumi e restituire al volto un aspetto più giovane attraverso una successione di trattamenti sempre meno invasivi. Filler, tossina botulinica, fili di trazione, radiofrequenze e tecnologie energy based hanno progressivamente conquistato spazio, alimentando l’idea che l’invecchiamento potesse essere corretto senza ricorrere alla chirurgia. Eppure, mentre il mercato dei trattamenti medico-estetici continua a crescere, emerge una riflessione diversa: ha davvero senso rincorrere continuamente i segni del tempo quando esiste la possibilità di intervenire sulla causa strutturale del problema? «No. Intorno ai quarant’anni, o ai primi segni di lassità, il problema non è più soltanto cutaneo, ma riguarda soprattutto il cedimento delle strutture profonde, come SMAS e muscolo platisma», spiega il dottor Paolo Santanchè, chirurgo plastico che opera tra Milano e Torino. «Su queste strutture le tecnologie non invasive non riescono a intervenire in modo diretto».

Il lifting che interviene sulle strutture profonde

Con la tecnica mininvasiva TriVet Deep Plane Ultrasonic Face Lift si interviene dove serve per risolvere il problema: il viso non cede in un’unica direzione e il TriVet agisce sui tre vettori principali di cedimento: verticale, orizzontale e obliquo per un risultato più fisiologico, anche rispetto ad altre tecniche definite profonde», continua Santanchè. «A differenza dei lifting tradizionali che agiscono sulla pelle, questa tecnica lavora sul “deep plane” e consiste nello scollamento immediatamente sotto lo SMAS (sistema muscolo-aponevrotico superficiale) e il Platisma. Si interviene sulle strutture profonde, liberando le aderenze e riposizionando i tessuti nella loro sede originaria. Il volto non viene tirato, ma ricollocato riproducendo in modo più fedele la dinamica naturale dell’invecchiamento». Questo approccio consente di ottenere risultati naturali e stabili nel tempo. Non si tratta di cambiare volto, ma di ritrovare una versione più giovane di sé stessi. I follow-up a distanza di dieci o quindici anni mostrano pazienti che continuano a mantenere una qualità del volto superiore rispetto alla situazione preoperatoria.

La chirurgia del non invecchiamento

«Se poi intendiamo ottenere risultati sorprendenti, il punto non è ringiovanire il volto quando appare ormai invecchiato, ma agire prima, rallentando il processo stesso dell’invecchiamento», spiega il dottor Paolo Santanchè, chirurgo plastico che opera tra Milano e Torino. «Il concetto ideale non è ringiovanire, ma non invecchiare. Se si interviene quando il volto è ancora relativamente giovane si può ripristinare la struttura di sostegno dei tessuti e consentire al viso di continuare a invecchiare in modo lento e naturale». È la filosofia del “non invecchiamento”, un approccio che ribalta il paradigma tradizionale del ringiovanimento facciale. L’obiettivo non è trasformare il volto né riportarlo artificialmente indietro nel tempo, ma conservare il più a lungo possibile le caratteristiche che lo rendono riconoscibile e armonioso.

A quale età?

Un altro aspetto da considerare centrale riguarda il momento dell’intervento. «Tradizionalmente il lifting veniva proposto quando i segni dell’invecchiamento erano già evidenti» continua l’esperto. «Oggi, invece, l’approccio è diverso: intervenire tra i 38 e i 45 anni permetterebbe non soltanto di migliorare l’aspetto del volto, ma anche di rallentare in modo incredibile il successivo processo di cedimento dei tessuti. In altre parole, non si tratta di recuperare ciò che è stato perso, ma di preservarlo. E se si vuole continuare a mantenere i tratti freschi del volto, si può ricorrere dopo 12/15 anni anche a un secondo lifting».

Risultati naturali e duraturi

Il principale vantaggio della tecnica è la naturalezza del risultato. Lavorando sui tessuti profondi senza tensioni sulla pelle, si evita il classico effetto “tirato” e le cicatrici risultano praticamente invisibili. A seconda delle necessità, il lifting può essere associato nella stessa seduta a una blefaroplastica, alla correzione di un mento sfuggente o al trattamento del cedimento del collo, per un risultato armonico dell’intero volto. Anche il recupero è rapido: grazie all’utilizzo del bisturi a ultrasuoni e della colla di fibrina non sono necessari drenaggi, nessun livido e solo un modesto gonfiore. La medicazione viene mantenuta solo per la prima notte e, nella maggior parte dei casi, il paziente torna socialmente presentabile entro due settimane. La prima settimana richiede riposo e tranquillità perconsentire il corretto consolidamento della cicatrizzazione, mentre la seconda settimana permette di riprendere attività più leggere. Non sono necessarie creme o trattamenti post-intervento, il risultato è garantito dalla chirurgia stessa.

La medicina estetica non è sempre così efficace

«Molte procedure non chirurgiche sono utilizzate come alternative al lifting – continua Santanchè – pensiamo ai filler, alla tossina botulinica e altre metodiche. Ma non sono valide alternative! Acido ialuronico e tossina botulinica sono ottimi presidi se utilizzati con un ruolo complementare, soprattutto per rifinire alcuni dettagli del volto, però non sono in grado di correggere il cedimento strutturale dei tessuti. Alcune tecnologie come la radiofrequenza, laser o i fili di trazione, secondo la mia esperienza, possono produrre risultati limitati o, nei casi peggiori, complicare eventuali interventi chirurgici successivi. La vera differenza è che il lifting non dovrebbe essere considerato l’ultima risorsa dopo anni di trattamenti, ma una scelta strategica all’interno di un percorso di gestione dell’invecchiamento». In un’epoca in cui il concetto di longevità si sta estendendo anche all’estetica, la sfida non sembra più quella di apparire più giovani a tutti i costi. La nuova frontiera è mantenere il proprio volto riconoscibile, armonioso e coerente con il passare degli anni.

Costo e valore

Un lifting eseguito correttamente è un intervento chirurgico complesso che richiede diverse ore di sala operatoria, un’équipe altamente specializzata e un percorso clinico accuratamente pianificato. Per questo non può essere valutato esclusivamente in base al costo. «Il suo valore risiede nella qualità dell’esecuzione, nella sicurezza della procedura e soprattutto nella durata dei risultati, che possono mantenersi stabili per oltre dieci anni», conclude Santanchè. «In quest’ottica, rappresenta un investimento a lungo termine, spesso più vantaggioso rispetto alla continua rincorsa a trattamenti temporanei che richiedono ripetute sedute senza intervenire realmente sulle cause dell’invecchiamento».

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