Liguria, in sei anni 3mila imprese al dettaglio in meno e 443 milioni in fumo

Confesercenti: «Contrazione diffusa tra 2019 e 2025: perso l’11,8% delle aziende sul totale regionale. La Spezia la provincia più colpita»

Nell’arco di sei anni la Liguria ha perso quasi 3mila imprese al dettaglio, con 443 milioni andati in fumo. È quanto denuncia la Confesercenti in uno studio basato su dati che vanno dal 2019 al 2025. Nel periodo, secondo l’associazione, c’è stata una contrazione diffusa delle aziende, «in linea con il trend nazionale ma che denuncia anche dinamiche occupazionali uniche a livello locale, come la chiusura delle attività autonome e la crescita del lavoro dipendente a certificare un profondo cambiamento strutturale».

In soli sei anni, dunque, rimarca Confesercenti, sono scomparse «oltre 111mila imprese di commercio al dettaglio, in tutta Italia, e 2.952 nella sola Liguria, pari a una riduzione dell’11,8% sul totale regionale e a una perdita di ricchezza stimata di 443 milioni di euro da Sarzana a Ventimiglia. Il numero di aziende registrate nel commercio al dettaglio, rileva il report, «è in diminuzione su tutto il territorio ligure, riflettendo una difficoltà generalizzata del settore». In Italia, le imprese nei capoluoghi registrano un calo del 14,3%; quelle nelle provincie -13,4%; e il solo Nordovest segna un -12,3%.

Scendendo nel dettaglio delle province liguri, «La Spezia risulta la più colpita, con una perdita del 16,4% delle imprese, a livello provinciale, e del 16,9% nel solo capoluogo, dati peggiori rispetto alla media nazionale. Savona segue con un calo del 14,8% in provincia e del 12,5% nel capoluogo». Mentre si rileva «una tenuta relativa di Genova e Imperia: la prima registra una contrazione del 9,9% sul totale provinciale e del 9,4% nel comune capoluogo, mostrando una resilienza leggermente maggiore rispetto alla media italiana. La seconda segna il calo più contenuto nel capoluogo, -6,4%, pur perdendo l’11,2% a livello di intera provincia».

Il calo delle imprese, sostiene Confesercenti, «si riflette sul numero totale degli addetti, ma nasconde una dinamica interna molto forte: la strutturazione in aziende più grandi o catene, che assumono personale dipendente, a discapito dei piccoli commercianti indipendenti e senza, comunque, compensare la perdita di posti di lavoro: il saldo assoluto rimane infatti negativo, sia in termini di sviluppo che di occupazione».

Mentre, in Italia e nel Nordovest, il totale degli addetti nei comuni capoluogo è in crescita (rispettivamente +1% e +3,4%), tutti i capoluoghi liguri registrano un segno negativo sul totale degli addetti: La Spezia -12,5%, Imperia -5,4%, Genova -3,9% e Savona -3,7%. Allargando, poi, lo sguardo alle intere province, si nota un netto aumento dei lavoratori dipendenti in quasi tutta la Liguria: spicca Imperia con un +13,5% di addetti dipendenti, a livello provinciale, seguita da Genova (+5,4%) e La Spezia (+3,8%). Solo la provincia di Savona segna una lieve flessione (-0,8%)». Dati che sono, comunque, al di sotto del trend nazionale che vede i dipendenti in crescita del 10,2%. Il lavoro indipendente nel commercio, invece, crolla ovunque. Nelle province liguri si va dal -14,6% di Genova fino al -21,1% della Spezia (con Imperia a -15,9% e Savona a -19,7%), a fronte di un -17,7% registrato a livello nazionale.

Il commercio al dettaglio, afferma Massimiliano Spigno, presidente di Confesercenti Genova, «sta attraversando una profondissima crisi, rispetto alla quale servono interventi strutturali e radicali da parte del legislatore, che ci consentano di tornare a competere ad armi pari con i giganti della grande distribuzione e dell’online. Non chiediamo trattamenti di favore, bensì il ripristino di una situazione di equilibrio, perché siamo stufi di essere visti dallo stato come un bancomat con cui fare cassa, e tantomeno ci rassegniamo a scomparire».

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