
Dal 2 al 4 novembre la grande capitale diventa un palcoscenico mondiale del gusto con l’edizione 2026 della classifica «The World’s 50 Best Restaurants
In viaggio nel Perù lo si può fare comodamente seduti in un ristorante di Lima. Gustando un mix gustoso di ingredienti, ora si sale sulle zone Andine ora si è nella foresta Amazzonica ora sulla spiaggia di Máncora. Patate native (ce ne sono di oltre 400 tipi), quinoa, kiwicha, mais, fave, oca ed erbe aromatiche, utilizzati da generazioni dalle comunità andine, trovano nuove interpretazioni nella ristorazione contemporanea. Così come camu camu, aguaje, cocona e paiche ci immergono nelle antiche tradizioni amazzoniche. E poi ci sono il caffè, il cacao premium e soprattutto l’ampia varietà di pesci e frutti di mare, base di piatti emblematici come il ceviche, la pachamanca, il juane, escabeche de pescado o il lomo saltado. Da più di 20 anni la cucina peruviana fa parlare di sé. Merito di quella nouvelle vague avviata da un gruppo di chef (in primis Gastón Acurio Jaramillo) che, rientrati nel Paese dopo anni trascorsi all’estero, hanno dato vita a una grande riscoperta dei prodotti del territorio, di ingredienti, tradizioni sepolte e se ne sono riappropriati, lanciando un vero manifesto identitario. In nome di esso si sono formati giovani che con la loro creatività hanno portato la cucina peruviana sui grandi palcoscenici del mondo. Nel 2011 l’Organizzazione degli Stati Americani ha dichiarato la cucina peruviana Patrimonio culturale delle Americhe, e nel 2025 il Paese è stato premiato per la tredicesima volta come miglior destinazione gastronomica ai World Travel Awards. E Lima, metropoli complessa da oltre 11,5 milioni di abitanti, è il baricentro di questa vitalità culinaria con i suoi ristoranti di fama internazionale (Central e Maido, primo al mondo nel 2023 e 2025 per la classifica The World’s 50 Best Restaurants), ma anche con lo street food che si gusta nei suoi mercati (da non perdere il Mercado central, in centro e il più rustico Mercado surquillo a Barraco),dove assaporare piatti criolli. Proprio tra qualche settimana, dal 2 al 4 novembre. la capitale sarà la mecca dell’enogastronomia globale per l’edizione 2026 della classifica The World’s 50 Best Restaurants.
A Lima la storia ha lasciato segni indelebili. Centro più importante del nuovo mondo quando già sul suo territorio si erano sviluppate culture preispaniche come quella di Lima e Ichma, e più Inca, nel periodo coloniale, fu la sede del Vicereame del Perù, diventando il centro politico, religioso, economico e culturale più influente del continente. Oggi nel centro storico della Città dei Re (dichiarata Patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco nel 1991), chiamata così da quando Francisco Pizarro la fondò nel 1535, a pochi passi dalla Basilica Cattedrale di Lima le antiche case coloniali che circondano la Plaza Mayor sono la massima espressione di quello sfarzo e potere spagnolo in Sudamerica. Le architetture fondono elementi barocchi, neoclassici e influenze moresche con i loro monumentali balconi coperti in legno scolpito come quelli del Palacio de Torre Tagle oppure de Casa de Aliaga edificata nel 1535 su un antico tempio preispanico, la residenza coloniale più antica d’America abitata ininterrottamente dalla stessa famiglia da 18 generazioni, oppure Casa de Osambela, costruita nel XVIII secolo con la caratteristica torre di osservazione da cui il proprietario, il ricco commerciante basco Martín de Osambela, munito di cannocchiale, sorvegliava l’arrivo dei galeoni carichi di merci al porto del Callao.
Proprio l’oceano è l’altra grande risorsa di Lima, che si estende lungo oltre 100 chilometri di costa. Gli affacci più belli sono a Barranco e Miraflores, i distretti dove [...]
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