
Ma l’Inter che cosa combina? Ci è o ci fa? Va bene l’ anima da artista con la testa tra le nuvole, però questa vocazione ai ribaltoni è allarmante. Non può sempre andar bene. Questa volta, con la Fiorentina all’ora di pranzo, la scampa per un pelo.
Il quinto ribaltone della stagione si conclude infatti al 97’ (ormai le partite durano cento minuti) quando Zielinnski batte il rigore del 2-1 concesso dal non sempre lucidissimo arbitro Mariani. Scampato pericolo se si pensa che, solo cinque minuti prima, la squadra di Chivu era ancora sotto di un gol per una gran botta all’incrocio di Jimenez lasciato libero di fare e disfare dalla distrattissima difesa nerazzurra.
A tirar fuori dai guai l’Inter è stato Thuram, l’unico che non si è mai arreso agli straordinari exploit del portiere viola De Gea, saracinesca blindata come quelle di sabato nel centro di Milano. Il rasoterra del francese passa tra una selva di gambe depositandosi nell’angolino destro. Un magistrale colpo di biliardo, settimo sigillo consecutivo a San Siro. Bravo Thuram, ma che rischio! Ora che i tifosi sono rincuorati, resta una domanda: perché? Perché arrivare sempre a un centimetro dal precipizio? Una risposta non c’è, però il fatto resta: 13 dei 22 punti dell’Inter sono arrivati grazie alle rimonte.
Presunzione? Stanchezza? Piacere del brivido? La Fiorentina, pur orgogliosa, è terz’ultima con quattro punti. Non è quindi una corazzata, anzi. Allora i casi sono due: o l’Inter, troppo forte rispetto alle rivali, non si danna l’anima in campionato. Oppure c’è qualcosa non va. Come quando nel cruscotto dell’auto si accende una spia ma si va avanti lo stesso. Meglio che Chivu, driver esperto, ne venga a capo prima che sia troppo tardi.
Anche perché la Lazio di Gattuso non molla un colpo. Sette vittorie su otto partite. Sola al comando per una notte e poi ripresa in extremis dall’Inter. E se l’ultima con il Parma (2-1) è stata più faticata, la Lazio continua a vincere e a divertirsi. E senza andare in confusione quando il primo gol (realizzato dall’olandese Taylor) tarda ad arrivare. Un cambio di passo, stimolato nell’intervallo dal tecnico, che ha dato i suoi risultati.
Vogliamo dirlo? La Lazio gioca bene facendo un pressing sorprendente. È rapida, ordinata, pronta a colpire non solo con le punte. Tutti i reparti danno un importante contributo. In particolare il centrocampo, con Frattesi, Belahyane e Taylor, efficace sia nella costruzione che in fase difensiva. E Poi c’è Gattuso: che in un ambiente come la Lazio – con i problemi che sappiamo – è riuscito a fare un piccolo miracolo compattando dei giocatori che avevamo tutti sottovalutato. Difficile che tutto giri sempre al meglio, però Gattuso non è nato ieri e sa benissimo come gestire gli alti e bassi di un torneo così lungo. In un calcio dove si sproloquia di schemi, tattiche e algoritmi, quella di Rino è una rivincita straordinaria su quei professorini che quando parlano – braccini, gioco tra le linee, controllo dal basso – confondono anche i loro giocatori. Gattuso è un uomo di calcio, né giochista né risultatista, ma semplicemente bravo a far giocare bene un gruppo di prima qualità come quello laziale.
Scendendo per li rami bisogna arrivare alla Roma , terza con il Milan dietro le due regine in vetta. La squadra di Gasperini, pareggiando 3-3 con il Napoli (il migliore della stagione) ha dimostrato una grande maturità riuscendo a portare a casa una partita (bellissima) che avrebbe potuto finire malissimo. Sia per le sue fragilità difensive sia per [...]
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