L’Italia fa la storia: 16 hotel della Penisola nei 100 migliori al mondo

L’hotel più gettonato in Europa è ancora una volta Passalacqua sul lago di Como. L’Asia domina i vertici della classifica

L’Asia continua a dominare il vertice dell’ospitalità mondiale, ma la vera storia economica raccontata dalla nuova edizione dei World’s 50 Best Hotels passa dall’Italia. Il Paese porta sedici strutture nella Top 100 e conferma un’attrattività che va ben oltre il turismo: nel 2025 gli investimenti alberghieri hanno raggiunto circa 2,2 miliardi di euro secondo Colliers, mentre EY porta il dato a oltre 2,5 miliardi. Intanto grandi brand e investitori internazionali cercano strutture da acquisire, trasformare e valorizzare.

Parigi consegna al mondo una fotografia che, a prima vista, sembra parlare soprattutto asiatico. Il nuovo vertice dei World’s 50 Best Hotels guarda infatti verso Hong Kong e Bangkok, con il Rosewood Hong Kong al primo posto, seguito dal Capella Bangkok e dal Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River. È la conferma della forza dell’Asia nel segmento più alto dell’ospitalità internazionale, quello in cui il lusso non è più soltanto una camera, ma un’esperienza globale costruita intorno a servizio, design, gastronomia, territorio e identità.

Ma appena lo sguardo si sposta sull’Europa, l’Italia diventa protagonista. Il Paese porta infatti sette strutture nella Top 50 e altre nove nella fascia 51-100, arrivando complessivamente a sedici hotel nella Top 100 mondiale. È una presenza che racconta la capacità italiana di competere in segmenti diversi dell’hospitality di lusso, dalle grandi icone internazionali ai piccoli alberghi indipendenti, dalle dimore storiche ai resort, dai palazzi cittadini alle strutture immerse nei paesaggi italiani.

A guidare questa rappresentanza è ancora una volta il Lago di Como. Passalacqua conquista il quinto posto assoluto e si conferma il miglior hotel d’Europa. La struttura di Moltrasio, nata dalla trasformazione di una villa settecentesca e composta da appena 24 camere, è diventata in pochissimo tempo uno dei simboli della nuova ospitalità italiana. Non è un caso isolato, ma quasi un manifesto di quello che oggi il mercato cerca: un immobile straordinario, un territorio riconoscibile, un prodotto estremamente curato e una dimensione sufficientemente esclusiva da trasformare il soggiorno in un’esperienza difficilmente replicabile.

Alle sue spalle arriva una presenza italiana sempre più articolata. Il Four Seasons di Firenze entra nella parte altissima della classifica, mentre la grande sorpresa è Casa Maria Luigia, il progetto modenese di Massimo Bottura e Lara Gilmore, che entra direttamente nella Top 20. La struttura era stata numero 82 nella classifica 2025 dei 50 Best Hotels; il salto compiuto quest’anno rende ancora più evidente la velocità con cui un progetto italiano può affermarsi sulla scena globale.

La stessa dinamica si ritrova a Milano, dove Portrait Milano entra nella classifica mondiale, mentre Hotel Il Pellicano a Porto Ercole conferma il peso delle grandi icone italiane della Dolce Vita. A completare la presenza nella Top 50 sono Bulgari Roma e San Domenico Palace a Taormina. Sono realtà molto diverse tra loro, ma accomunate dalla capacità di vendere qualcosa che va oltre il pernottamento: una storia, un luogo, una cultura, un modo di vivere l’Italia.

Ed è proprio qui che la classifica dei 50 Best diventa interessante anche per chi guarda al mercato immobiliare.

Perché dietro il successo degli alberghi italiani c’è una trasformazione economica molto più ampia. Nel 2025, secondo Colliers, gli investimenti nel settore alberghiero italiano hanno raggiunto circa 2,2 miliardi di euro, con una crescita del 16% rispetto all’anno precedente. Il comparto ha rappresentato il 18% degli investimenti complessivi nel commercial real estate italiano. Roma ha concentrato circa un quinto dei volumi alberghieri, Milano quasi il 16%, mentre Como e Venezia si sono avvicinate entrambe al 12%. Ancora più significativo è il risultato di Capri, che ha attirato oltre 200 milioni di euro attraverso tre operazioni.

E non si tratta soltanto di comprare alberghi già affermati. La parte più interessante del mercato è quella delle strutture che possono essere trasformate.

Nella fascia 51-100 entrano nove strutture italiane. Il San Pietro di Positano compare al numero 58, seguito da Splendido di Portofino e da Rosewood Castiglion del Bosco a Montalcino. Arriva poi una delle aperture più attese di Roma, Orient Express La Minerva, mentre dalle Dolomiti emerge Forestis. Nella stessa parte della graduatoria ritornano nomi come Villa Treville a Positano, quella che fu la casa di Franco Zeffirelli ora proprietà di una famiglia canadese, Borgo Egnazia in Puglia, Castello di Reschio in Umbria e Hotel Cipriani a Venezia. La presenza italiana nella Top 100 diventa così una sorta di atlante del nuovo lusso internazionale: mare, montagna, campagna, città d’arte e destinazioni iconiche convivono nello stesso mercato.

E mentre Hong Kong e Bangkok occupano il podio mondiale, da Como a Modena, da Milano a Taormina, dalla Costiera alle Dolomiti si sta costruendo un altro pezzo della storia dell’hospitality.

Una storia che questa volta non riguarda soltanto premi e classifiche.

Riguarda immobili, capitali, brand, occupazione, riqualificazione e valore.

Perché se i World’s 50 Best Hotels fotografano i luoghi in cui il mondo vuole soggiornare, il mercato degli investimenti sta già fotografando i luoghi nei quali il mondo vuole mettere il proprio capitale.

E in questa seconda fotografia l’Italia è ormai uno dei protagonisti più interessanti d’Europa.

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