
Dalle Dolomiti a Matera, le storie degli imprenditori che con intuizione e impegno propongono un turismo più responsabile
Le estati bruciano, i ghiacciai si sciolgono, l’aria è spesso irrespirabile. Il cambiamento climatico non è più una preoccupazione per allarmisti, ma un fatto che influenza la nostra vita ogni giorno. E il turismo, con i suoi numeri da record stagione dopo stagione, certo non contribuisce a risolvere la situazione. Da orientamento personale, la sostenibilità deve evolversi in responsabilità collettiva. E nel settore dell’ospitalità c’è chi, nel suo piccolo, ha già scelto di stare dalla parte del pianeta.
Correva il 2014 quando, in anticipo rispetto ad altri protagonisti dell’industria, Relais & Châteaux depositava all’Unesco un manifesto con cui si impegnava a sensibilizzare gli hotel associati verso pratiche più virtuose, per l’ambiente e i consumi. Oggi ha ulteriormente rafforzato l’impegno e vanta imprenditori ed esempi che fanno storia. È il caso di Ferruccio Ferragamo e dei figli Salvatore e Vittoria al Borro, tenuta agricola di 1.100 ettari con hotel nella campagna aretina: la prima svolta è stata la sfida del fotovoltaico, che oggi produce tre volte l’energia utilizzata, seguita dalla conversione al biologico di vigneti, uliveti e orti. Il Borro è diventato così un ecosistema quasi autosufficiente per elettricità, acqua e cibo: gli ortaggi forniscono il ristorante, il gregge produce formaggi, ci sono vacche, galline e 150 cavalli. Attorno, boschi, fiumi e un borgo medievale, dove si trovano le suite insieme a qualche bottega offerta in comodato d’uso per sostenere piccoli artigiani come l’orafo e il calzolaio.
Cambiamento climatico, tutela ambientale e overtourism influenzano sempre più anche le scelte dei viaggiatori: secondo la Travel and Sustainability Research 2025 di Booking.com, l’85% degli intervistati considera importante rendere il viaggio più sostenibile, il 74% tiene conto delle condizioni meteorologiche nella scelta della destinazione, il 42% preferisce viaggiare fuori stagione e il 25% sceglie mete più fresche. Un altro dato fotografa la portata del cambiamento: sulla piattaforma sono state prenotate oltre 100 milioni di notti in strutture con certificazione di sostenibilità. A fronte della nuova realtà, nel 2019 è nata Regenerative Travel, una rete che riunisce hotel indipendenti, agenzie e professionisti del settore per promuovere un turismo a impatto positivo e rendere la sostenibilità più concreta partendo da un’idea semplice: non basta ridurre il danno, ma bisogna provare a lasciare qualcosa in più di ciò che si è trovato.
È questa l’idea sposata da Aldo Melpignano per Borgo Egnazia, dove è in atto un vero rinascimento da quando nel team è entrato l’agronomo e “seed saver” Angelo Giordano, che sta trasformando il resort in un ecosistema virtuoso, partendo dalla rigenerazione del terreno. Non si tratta solo di un progetto agricolo, ma di un modo diverso di pensare l’ospitalità, in cui biodiversità, riduzione degli sprechi, filiere locali e benessere fanno parte dello stesso sistema. Sono state installate arnie, e due compostiere ogni giorno trasformano 80 chili di rifiuti organici in concime. Ma il progetto clou è la casa delle sementi, dove vengono conservate soprattutto varietà pugliesi, alcune delle quali a rischio estinzione. In primavera sono stati piantati 500 semi, tra cui ben 230 tipi di pomodori. Attorno ai campi sono cresciute erbe e fiori spontanei, primi segnali di un ecosistema che recupera biodiversità:«Con questo modello migliora l’aria che si respira, il cibo di cui ci si nutre. Sia chi lavora sia chi soggiorna in un ambiente rigenerato starà meglio», spiega Giordano. L’hotel diventa allora un microcosmo da cui può partire un cambiamento più ampio, che inizia da un seme e coinvolge tutto ciò che lo circonda.
Pensatore ed ecologista, Michil Costa, co-proprietario degli hotel La Perla a Corvara e La Posta in Val d’Orcia, sostiene che destinazioni fragili come l’Alta Badia dovrebbero accogliere meno visitatori e limitare l’espansione alberghiera per proteggere ambiente, comunità e identità locale. Per Costa il successo turistico si misura nella qualità, non in volumi: soggiorni più lunghi, flussi controllati e un rapporto più autentico con il territorio. Sotto la sua guida, La Perla è stato tra i primi cinque stelle a dotarsi di rigorosi standard di sostenibilità, ottenendo la certificazione GSTC e introducendo sistemi di monitoraggio energetico, acquisti sostenibili e gestione ambientale. Ma Costa è consapevole che il turismo consuma in ogni caso risorse, trasforma comunità, modifica paesaggi. Per questo, dopo 40 progetti nel mondo, la Costa Family Foundation si concentrerà sui territori intorno agli hotel di famiglia.
Altro pensatore libero, Daniele Kihlgren ha comprato le case di un borgo semiabbandonato ai piedi di Campo Imperatore, in Abruzzo, per riportarlo in vita. Così è nato l’albergo diffuso Santo Stefano di Sessanio e il gruppo Sextantio, con un’antropologa come ceo – Nunzia Taraschi – che vigila sulla filologia degli interventi. Il secondo progetto ha coinvolto i Sassi di Matera, con camere letteralmente nelle grotte, come nelle antiche abitazioni. All’arrivo si fa un giro per orientarsi fra gli ipogei, l’atelier con il telaio, il ristorante che propone solo ricette tipiche e prodotti locali. Ogni arredo ha una storia – una madia, una sedia, un copriletto della nonna – e crea un rapporto dinamico tra il mondo di una volta e quello di oggi, non necessariamente più efficiente o più utile. E proprio dal confronto tra come vivevamo e come vogliamo vivere può nascere un’idea diversa di futuro.
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