
Tra le ipotesi dei Ventisette l’utilizzo dei beni congelati di Mosca
BRUXELLES – La recente e pericolosa escalation militare tra Russia ed Ucraina ha risvolti finanziari, oltre che operativi. Già la settimana scorsa Kiev aveva chiesto a gran voce nuovi aiuti ai suoi partner occidentali. In ambito comunitario crescono le pressioni perché vengano assicurati nuovi e veloci finanziamenti all’Ucraina, in una fase del conflitto particolarmente delicata: martedì 1 settembre il governo tedesco ha accusato Mosca di voler influenzare le elezioni regionali previste nei prossimi giorni.
L’Alta Rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas ha esortato i paesi membri a continuare il sostegno all’Ucraina. «La difesa aerea rimane la nostra priorità assoluta», ha avvertito dopo una riunione informale dei ministri della Difesa in Irlanda. «Ogni forma di sostegno che offriamo all’Ucraina rafforza la sicurezza europea». Con l’occasione l’ex premier estone ha preannunciato la nascita di «un gruppo di lavoro di alto livello» che individui chiaramente come «colmare le lacune della difesa europea».
Sul fronte finanziario, conosciamo i termini della questione. I Ventisette hanno assicurato a Kiev nuovi prestiti per 90 miliardi di euro per il periodo 2026-2027. Per ora sono stati versati 8,5 miliardi di euro. Cresce il timore che i fondi previsti possano dopotutto non essere sufficienti. Di recente quattro paesi – Spagna, Polonia, Svezia, Olanda – hanno inviato una lettera ai partner, tornando a suggerire l’ipotesi di usare gli attivi russi congelati al momento dello scoppio della guerra.
L’idea, peraltro sempre controversa e rimessa sul tavolo da un gruppo di paesi che hanno potenzialmente motivi divergenti, appare prematura a molti diplomatici, anche se non escludono che possa emergere nelle fasi finali dell’attuale trattativa sul bilancio europeo 2028-2034. In un punto stampa a Bruxelles, la portavoce della Commissione europea [...]
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