
Il Partito democratico conferma la volontà di acquistare il giornale, ma l’editore frena: «Nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni»
«L’editore si riserva di valutare liberamente altre manifestazioni di interesse ricevute, così come si riserva la possibilità di custodire la testata, per rispetto della sua storia, in attesa che maturino condizioni migliori». Lo afferma in una nota il Gruppo Romeo Editore, che frena le ambizioni del Partito democratico dopo l’annuncio dei dem di voler comprare il quotidiano l’Unità subito e «a un prezzo superiore a quello dell’acquisto all’asta del 2022».
In una nota pubblicata sui suoi canali social, il Pd ha confermato l’intenzione di fare in modo che «l’Unità torni nella disponibilità della comunità politica alla quale la sua storia è legata». Il giornale, infatti, è stato fondato nel 1924 da Antonio Gramsci come organo ufficiale del Partito comunista per dare voce a operai e braccianti. Dopo essere stato costretto alla clandestinità durante la dittatura fascista, il quotidiano è rimasto nelle mani del Pci fino al 1991, per poi entrare nell’orbita dei partiti che gli sono succeduti.
Da oltre un anno – si legge nel comunicato – il Pd starebbe lavorando «con discrezione, serietà e prudenza» per acquistare l’Unità. «Oggi, dopo la sospensione delle pubblicazioni, sentiamo il dovere di dire con chiarezza che la nostra disponibilità è piena e concreta» hanno affermato i dem. La proposta è «limpida»: il giornale tornerebbe al partito, senza compartecipazioni societarie.
L’offerta arriva in questo momento anche perché, come emerge dalla nota pubblicata ieri, oggi le casse del partito sarebbero effettivamente in grado di «acquistare e rilanciare il giornale» senza l’aiuto di investitori esterni. «Possiamo assumere questo impegno perché in questi tre anni di segreteria Schlein abbiamo rimesso in sicurezza il Pd. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile superiore a 3,6 milioni e un patrimonio netto di oltre 5,5 milioni. Il miglior bilancio degli ultimi 15 anni» ha dichiarato il partito.
Il Pd – che ambisce a presentare l’Unità a settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia – ha lanciato un appello rivolto all’editore: «La nostra proposta è sul tavolo. Prima che si imbocchino altre strade, ci auguriamo che prevalga la volontà di riconsegnare l’Unità al suo popolo».
La risposta dell’editore ha però gelato le aspettative dei democratici. La volontà del Pd di riportare l’Unità nella propria disponibilità, secondo Romeo, è «legittima» tanto quanto lo è la posizione «di chi detiene la proprietà di un giornale», e «in un sistema fondato sulla proprietà privata e sulla libertà d’impresa non può essere il desiderio di un partito a dettare le regole del mercato».
Il Gruppo Romeo Editore ha poi ribadito la volontà di mantenere, a fronte di un prezzo di vendita sostanzialmente simbolico e della disponibilità a trasferire una società senza debiti, «una partecipazione di minoranza, priva di qualsiasi potere di controllo o di condizionamento sulla linea politica ed editoriale del giornale». Il Pd – ha proseguito Romeo in una nota – «era ed è naturalmente libero di ritenere questa proposta più o meno compatibile con la propria visione. Ha scelto di non accettarla, ed è una scelta che rispettiamo».
Inaccettabile, però, per Romeo, è che a distanza di un anno «il Pd affermi che c’è una sua proposta sul tavolo. Questa proposta oggi non c’è, perché nessuno può stabilire unilateralmente, peraltro a mezzo stampa, delle condizioni».
Il gruppo ha poi ribadito che «il mercato funziona diversamente: chi possiede un bene stabilisce a quali condizioni è disposto a cederlo, chi intende acquistarlo decide se accettarle».

